Archivio dell'autore: admin

Link

Lezioni di …To be continued
Antefatto: una sera di marzo, a cena da un’amica a Cogoleto. Lei sa che devo andare ad una presentazione di qualcosa, non sa cosa. A un certo punto della cena, mi dirige dicendo che è il momento di prepararmi per andare all’appuntamento, come se fosse un ordine. Guido fino ad Albenga e conosco Alessandra Perotti, autrice e coach di scrittura efficace. Mi registro subito al suo gruppo chiuso dove propone brevi esercizi di scrittura molto utili. Un esercizio è: “descrivete il risveglio di una donna che lavora a Wall Street”. A parte le pratiche mattutine più semplici da descrivere, trovavo difficile addentrarmi nella psicologia di una donna che esercita un lavoro tanto lontano dal mio. – Mi ha pungolato – Ho pubblicato l’incipit sulla mia bacheca di fb, così per gioco, e sono cominciate ad accadere cose buffe. Telefonate dall’altra parte dell’oceano di amici che volevano sapere se mi sono trasferita a NY; se mi sono fidanzata; se sono io a scrivere; dinamismo.

01. Un risveglio lento, apro la finestra, saluto il sole. Andrew mi ha lasciato il caffè pronto ma prima bevo acqua e limone. Mi siedo in terrazza, le ortensie sono già fiorite, raccolgo i suggerimenti della notte e li spingo in avanti per la giornata, li trascrivo sul taccuino di Hetre che avevo dimenticato negli Hamptons. Oggi non scendo in piscina al trentasettesimo piano. Lo specchietto è pronto, mentre il pennellino allunga lo sguardo, mi viene in mente che non ho preparato il report per quel cliente…Una fusione delicata.
una fissione nucleare piuttosto,
e tutta l’energia che produce soddisfa la mia abilità
di indovinare come finisce una trattativa. So con esattezza che non se ne farà nulla.
Questo il motivo che interrompe la mia attività di compilazione.
Ho impostato le macro, nonostante me, un sano automatismo; prendo un respiro e noto che il caffè è ormai freddo.

02. Mi vesto senza “cravatta” per andare in ufficio, è venerdì. Nella discesa dall’ultimo piano incontro la signora greca dalla faccia da Kouros che sembra un’investigatrice per come indaga ogni cosa, o semplicemente la sua vista non mette bene a fuoco. Lo spazio ristretto ci mantiene a poca distanza, letterine dall’alfa all’omega prendono forma davanti a me, lette e scritte ripetutamente per la loro musicalità, ritorno con la mente subito prima di averle apprese: – “papà, io vorrei fare il conservatorio”. Pianoforte, uno strumento che echeggia in molte stanze della mia vita.
Queste le sue parole:
“forse sarebbe meglio prima il liceo classico”. Ha vinto lui. Sapeva qualcosa che io non potevo sapere allora. La musica resta incapsulata in un qualche ordine delle cose.

Appena entro nel mio ufficio con vista sull’Hudson percorso dai raggi solari, mi sento spingere via, fuori di lì, non è un allarme, è un indicatore. La mia competenza interna si anima per scegliere qualcosa di nuovo. Consegno rapidamente il documento a Samuel, compagno di progetto, gli annuncio: “torno subito”; sfreccio fuori di lì, come se dovessi acchiappare l’ultimo treno possibile. L’ennesimo cambiamento radicale è già in atto. Mi sono sempre sentita una highlander e riconosciuta tale fin da bambina; considerato che sono uscita dall’adolescenza intorno ai cinquant’anni, confido che le proporzioni di vita mi siano amiche a lungo.
Torno a terra, percorro tutto il lato sud del nostro building e accedo alla Freedom Tower per andare al 102esimo piano. Davanti a quella vista di colore celeste, aggiorno la visione della mia vita in totale libertà. Freedom Tower

03. Ringrazio il mio Cielo di aver in sorte Andrew, mi accompagnerebbe ovunque anche nel lasciarmi andare.

Quando la Rossi, compagna di scorribande metafisiche, anni prima mi scrisse una mattina un sms: “mi domando che tipo d’uomo ti potrebbe stare accanto”;
risposi: “ciao cara, si vede che non hai niente di cui occuparti oggi – faccina con lingua rossa”;
lei, dopo qualche ora’: “ho capito! L’uomo che non potrà averti mai, ti avrà per sempre” e aggiunse: “quando starai co
n un uomo ricco, sarai guarita”.

io: “bene, ti farò sapere, lol”.

Andrew è quell’uomo. Humus di gentilezza naturale di chi ha integrato la parte oscura, una forza che si sprigiona miracolosamente quando facciamo l’amore, è come seguire la direzione di bolina, il vento scompiglia le vele, un ritmo necessario per sovrastare il mare. E’ una vincita per me, un autentico maschio, colto, sportivo, elegante, poliglotta, musicale e in comunione con me, senza essere nè il mio papà, nè i miei fratelli immaginari e… profeticamente ricco. Ci impiegai un certo tempo per ricevere tutto quel bendidio, mi piace considerarlo lo specchio del mio successo interiore. In effetti mi somiglia, ha gli occhi chiari, i capelli sottili colore del Nilo in piena, la grana dorata della pelle, una corporatura eretta che incede, più alto e più giovane di me. Ce n’è voluta per riconoscerlo, chiedevo chiarezza, sorpresa, gioia e divertimento. Fino a lui, mi si avvicinavano uomini interessanti, unici, poetici e divertenti e smarriti quanto me. Sono stata una donna in cerca di autore, con una ferita nel cuore talmente maestosa e una voragine energetica tra gola e petto da aver provato a colmarla curando con solerzia la moltitudine di clienti nei tempi in cui professavo il counseling, in Italia.
Andrew agisce a partire da sè dunque liberamente. Libertà è una parola che si presta a molte interpretazioni come il potere, il denaro, e altre. Libertà è essere a volte delle bestioline oneste con se stesse, che, per qualche equilibrata alchimia, agevola sincronicità. Non è possibile pattinare da fermi: movimento, piroette, salti, cadute, fino al limite richiesto dalla tua scelta e ritorno.murchison-1
La notte in cui espressi con enfasi bambina il desiderio di avere più informazioni che mi onorassero veramente, la ferita di Chirone si rimarginò del tutto.
Essere sovrana del proprio universo femminile merita cura, continuità e generosità verso di sè. E tuttavia richiede anche familiarizzare con grammatiche più efficaci di altre, prime fra tutte: la scelta.
In processo di crescita sempre in Italia, avevo avuto qualche difficoltà a mantenermi stabile economicamente.
Sono finita a Wall Street per conoscere e sperimentare i numeri, il gioco e osservare la gamma di emozioni connesse a questo. L’aspetto politico dei neurotrasmettitori. Mi servì anche per essere assunta molto ben remunerata e per implementare il mio patrimonio.
Come era potuto accadere?

04. Dalla cima della Freedom Tower osservo lo sviluppo di una civiltà trepuntozero appositamente concepita per generare contrasti. Libero i miei pensieri oltre la siepe che esclude l’orizzonte e col respiro mi fingo come vorrei sentirmi ora.

Silenzio, mi concentro facilmente in mezzo al via vai di visitatori.
breath in, il corpo si espande
breath out, il corpo si appoggia.

“Qual’è il prossimo passo? La visione primigena è chiara: inter nos – elevare la frequenza vibrazionale emessa per passare da una coordinata più bassa a una coordinata ogni volta più elevata dove l’intensità delle emozioni si fa più rarefatta e il ricevere la vita più leggero.
La mission: qualsiasi attività che mi diverta.
Con la pienezza di quel momento, rivolgo un lungo pensiero ai due building fantasmi nella loro totalità umana e materiale. Mi si piega la testa in un inchino che mi avvicina ad allora. Ho ricordato ogni anno quella data, poichè la densa coscienza di quel momento è stata il contrasto estremo che mi risvegliò al concepire mio figlio la settimana successiva, il dono per antonomasia. Questo l’impatto nella vita di due persone, noi genitori. Per qualcuno è pazzesco pensare a qualcosa di buono in una circostanza del genere e tuttavia così è. Un modo per smettere di elidere chi più o meno consapevolmente agisce, condiziona e rinuncia.

Ripercorro la strada a ritroso e torno in ufficio, sono trascorse sei ore in un “subito”. Samuel appena mi vede da lontano, mi fa cenno con entrambe le sopracciglia che significano sia: “che fine hai fatto? “, che: “la trattativa è saltata”. Ventinove milioni di dollari sfumati. Passandogli accanto gli sussurro nell’orecchio: “in che modo la cifra può tornarci moltiplicata?- Ciao Sam, io vado, è finito il mio tempo qui”. Ci vediamo nel fine settimana.
Il vantaggio di lavorare negli States è che puoi essere licenziata o ti puoi dimettere senza preavviso, salvo accordi che io non ho stipulato per l’appunto. Perplessità nell’ufficio dei CEO e HR, chiedo discrezione, lasciano sospese le mie dimissioni, mi rivedranno lunedì. Raccolgo le mie cose ed esco all’inglese. Il famoso scatolone cinematografico è pronto egualmente a lato della scrivania che lascio linda e benedetta.
Pedalo d’un fiato con una bike cittadina fino all’Upper East Side, a casa, dove trovo Andrew alle prese con uno storyboard tridimensionale. Sta preparando il set in miniatura per il suo ultimo film, se ne occupa sempre in prima persona, imposta il lavoro e lo affida al suo gruppo che lo arricchisce. 18209121_10155126309601236_8993033223582411763_oMi accoglie con attenzione, è un’abitudine. Si ferma mentre sta incollando una specie di arco. Mi guarda e in un istante comprende che è cambiato qualcosa. Proferisco: “Mi sono licenziata”, lui, neppure un movimento di dissenso, un respiro e: “tu sei bella”. Ecco tutto.
Questo il suo modo. Verso sera davanti a un rosso Piceno quasi dello stesso colore del tramonto e in sottofondo jazz italiano, ha aggiunto: “Hai lasciato il posto a chi lo desidera più di te”. Lo bacio, sa esattamente come funziono.

05. A quest’ora della sera, il ritmo si fa di nuovo lento, Andrew raccoglie la mia testa tra le mani, mi assesta l’atlante e tutta la colonna vertebrale poi si allunga sul canapè di lino del terrazzo e prima di avvolgermi col suo abbraccio pulito, mi dice in anglo-italiano: “sei impeccable…”; non ha chiesto spiegazioni. Potremmo parlare in italiano o in inglese ma questa è la lingua per raggiungere l’intimità in diagonale.
Conoscersi è uno dei desideri di entrambi; esprimere sentimenti non molto.
io: “impeccable!, cosa intendi?” .
lui: “da quando ti conosco you lead your life con una loveliness particolare, sembra che nulla ti borrow you”.
io: “Well, “consolati”, quando ti guardo, that is idem”. Procedo verticalmente: “Impeccabile non significa insensibile; il tempo prepara e l’educazione aggiusta. Ricordo la dimensione infantile di telefonare a mezzo mondo per declamare le gesta della giornata; piuttosto che mangiare in piedi davanti al frigo dei pezzi di Emmenthal. Non accade più, ci sono. Impeccabile è un modo per non indugiare nelle echi pregresse. Vulnerabile, caso mai, è quanto mi sta richiedendo questa conversazione per non contrastarla e mostrarti chi sono. Con te ho il privilegio di non temere”. Spengo la voce, distendo la coperta sotto le prime stelle, mi appisolo esausta e ricevo sentimento dalla cassa armonica del suo torace… “notte, domani ti racconto nei dettagli, loviu”. 

 32773905-citt-di-new-york--incredibile-alba-sul-parco-centrale-e-upper-east-side-di-manhattan--birds-eye--vis

06.Questa mattina ho trovato un ossimoro alimentare sul tavolo della terrazza: acqua ancora calda e limone e caffè, più bigliettino: “I’ll be back at 11.00, ti amo”.  Sento l’aria fresca e tiepida insieme scorrere nei polmoni. Ecco un bel modo di celebrare la giornata.

Tre mandorle, un cardamomo, due pezzi di zenzero, una nuotata e sono pronta per andare a East Hampton nella nostra casa della gioia. imgresOps, non  è curioso che – Casa della Gioia – sia la traduzione del titolo: “the House of Mirth” di Edith Wharton? Una storia la cui trama, con la pronuncia inglese, suona proprio come “dramma”, una vicenda un bel po’ triste di una fanciulla la cui vita aristocratica e milionaria, dopo la morte del padre, declina fino alla misera e solitaria morte della stessa. Bilanciamento: “everything is the opposite of what it appears to be, nothing is the opposite of what it appears to be; tutto è l’opposto di quello che appare, niente è l’opposto di quello che appare, ”.
Squilla il mio cellulare in wup, il mio modernissimo papà novantenne che ha la postura di un golfista Par Eagle di sessanta e l’energia di un ciclista di diciotto, appare nello schermo sorridente, con la spuma barbuta che lo incornicia, mi domanda: “come va?”, “bene e tu?”; tralascio volutamente le mie dimissioni per ora. Si fa serio: “ho pensato una cosa…”, a Milano mi avrebbe invitato a casa sua per parlarci a quattro occhi. Deglutisco. Suspense… quando parla così è sempre per qualcosa di rilevante. Continua: “ho pensato di dare  a te il pianoforte a coda del nonno”,

BAAAAM, mi devo sedere…

07. Mi predispongo ricettiva a questo dono. Oggi, papà non è più chiamato a contenere i miei voli pindarici, sa che la forza psichica di cui sono maestra è ben radicata. Descrive spontaneamente che ha sognato il nonno in smoking all’età di cianquant’anni, illuminato da un occhio di bue, con un microfono nella mano destra e la sinistra sul petto. Il disegno delle dita di quest’ultima lo incuriosisce. Le scorge, per la prima volta, affusolate e giovani. Partono dirigendosi nello stesso verso, progressista, la sinistra, per presentare, poco più in là, lo Steinway coi suoi 88 tasti.
Una ragazza di 14 anni lo sta suonando, Charles Trenet, “La mer”. Ha i capelli ramati all’altezza delle spalle, sistemati in disordine, gli zigomi larghi, gli occhi azzurri, le lentiggini e la grana dorata della pelle. Mi riconosce: “figlia mia, ecco l’impulso ad affidare a te questo pianoforte”.

07nonnopiano
Cerco il carica batteria prima che si spenga il telefono, ma, zac, fine della conversazione.
Il tempo di alimentare il cellulare, Andrew entra in casa a prendere le valigie, mi trova appoggiata al muro del salotto, soprasotto letteralmente, in una verticale. Testa a terra, piedi in alto. Rimescolo e integro le idee. Ho messo il rossetto. Esclama “wow, verticale con lipistick, what’s happened? Mi rimetto sui piedi, sembro più alta di ieri, gli racconto della mia felicità, osservo la sua espandersi e intensificarsi. Nessuna miniaturizzazione. Una cascata di 979 metri di energia a volo d’angelo.

08. Aderirsco al sedile per sentire l’appoggio con la schiena e godermi il film: “L’Uscita da NY”. Passeggera, in macchina, al sabato mattino, è come transitare sull’autostrada dei fiori tra Finale e Savona nei fine settimana estivi.

- Rilassati, non deviare il tragitto – come sanno gli abitanti della striscia ligure e – porta fiducia. Andrew mantiene il contatto con me fischiettando, mentre guida, dice: “lo sai che Richard, ti farà una controproposta?” io – “si, lo immagino”. Il CEO di Angus & Shield era incuriosito e perplesso del mio arrivo circa due anni prima in quella finanziaria. Una donna italiana di una età molto poco rampante. La mia candidatura partì da Milano.

09. .…La mia candidatura partì da Milano: analista di beni di lusso – moda e design.

Afferro la cloche e mi sollevo da terra, irresistibile guardare i flussi del traffico (mercato) dall’alto col mio elicottero eterico. Poca differenza tra i percorsi urbani soggetti alle regole stradali e quelli neuroeconomici di investimenti finanziari. Dalla risposta reattiva alla consapevolezza, nel mezzo, una miriade di azioni possibili attivano la frenata; l’attesa al bar; la conference call trasferita sulle quattri ruote; l’informarsi sul traffico prima di muoversi; il percorrere una strada diversa, più lunga ma scorrevole; il pronunciare il proprio amore predisposto da tempo.

Nel capoluogo lombardo, un mercoledì, giorno di ricevimento, giunge al galoppo un uomo dai tratti armonici sulla quarantina, imprenditore, amico e testimone di nozze di Richard.

Lo chiamo Adamo.

Trattamento alla testa che de-elettrifica il carico mentale. “Le penseur adamien”  senza sosta e senza fiato, riceve i benefici. Riparte, dopo il letargo, rinfrancato in cerca di miele. Inizia un percorso didattico di auto-calibrazione. Ogni volta reca con sè una domanda e dalla domanda volgiamo verso nuovi respiri.

“Quando desidero una donna, la vedo e so di poterla avere, a questo punto, non so… la possiedo o la amo?”. “Wow” esclamo interiormente, e ad alta voce: “E se ne fossi grato?”. Occhietti in alto scandagliano un significato che traduca cosa è gratitudine. Aggiungo: “Ho capito – prima lezione – sei certo di voler cambiare questa cosa?”. Mi fermo qui.

In seguito potè manifestare gratitudine, quando prese se stesso nelle proprie mani. Era passato in atelier appositamente. Scoprì l’altra mia professione di artigiana di oggetti di carta e calligrafia, un’attitudine emersa dalla necessità e catapulta verso il lontano. “La tua laurea finita miseramente nei cartoni…” proferì qualcuno. Adamo, osservo e toccò ogni oggetto con molta attenzione, una serie di campioni realizzati per i più noti marchi di moda,  un flash inatteso: “Ti voglio presentare Richard, sarà qui la prossima settimana”.

Sull’altro lato della medaglia, la finanza movimenta flussi di denaro intangibile. Riscontro con bilanci di imprese che offrono beni e servizi in grado di appagare e risolvere esigenze della clientela – concretamente – forse.

Ammiro in volo tutte quelle particelle in auto che vanno e vengono per soddisfare propri desideri e bisogni comuni. Atterro al mio posto affianco a Andrew, il “mio” uomo. il traffico dirada. Mi posso appisolare serena.

10. “Ciao, mio amor, quanto ho dormito?”
“Venti minuti”,
“Mi è parsa una settimana!” ; – )
Di fronte al cancello della Casa della Gioia staziona un camion, sta scaricando uno schermo formato sala cinema e delle sedioline in legno. Scendo dalla macchina attratta da queste ultime. Scruto da vicino, leggo su un lato della seduta: “Cinema Impero – Addis Abeba – 1937”. Mi volto verso Andrew, scombussolata: “Schatzy, sei unico negli accostamenti! Schermo Led ultimo grido e sedioline superstiti!”. “I know” dice, “they are still alive, possono trovare un custod felice qui da noi!  io:”si, du custod meglio che un!”.
Apre le mani: “tu medi o hai mediato la compravendita di aziende di ogni origine etica, dovresti comprendere. Non potremmo acquistare  lenti zeta, o pentole kappa, tutte fabbriche coinvolte in eventi bellici. Senza redenzione, non c’è trasformazione”.

Tralascio lo schermo imperiale a cristalli liquidi, e domando: “Dove le hai rinvenute?”, ” Montauk, old market, in quei container dimenticati, si trovano  oggetti inediti. Due settimane fa, con Samuel, siamo andati in cerca di un teodolite per la sua passione e abbiamo trovato le poltroncine”. Una sorpresa.
Attivata intimamente, d’un balzo mi trovo in un bar in San Gottardo a Milano col mio amico Fra. Al bancone, di schiena, identifico il marito di una mia collega, fotoreporter, ha superato le mezza età, quando lo incontro per strada è assorto costante nei suoi pensieri, saluta a malapena, parla poco, indossa un Hanry Lloyd datato. Quando Fra gli si accosta al bancone, noto una risonanza inusitata: il naso gli comincia a sudare e la postura si assimila identica al vicino. Inusitato anche che il naso del reporter stia traspirando. Li presento, dopo oltre tre ore siamo seduti, abbiamo pranzato insieme. Organi di senso dialogano, le mie orecchie ascoltano da Ercolano  ad Addis Abeba. Quante notizie si celano in quei nasi sconosciuti che fiutano ombre simili. Una loquacità a fiume cattura la nostra attenzione come un documentario storico ricco di dettagli di uomini notoriamente più miti di altri: gli italiani, che in quell’Africa hanno risposto con azioni inumane inimmaginabili.  Presente lo scompiglio. “Si, senza redenzione non c’è trasformazione, e l’impunità certamente non aiuta! Che forma prende la pressione compensatoria?”. Mh, sto reagendo, mi domando: “chi sto essendo? stop, non ero presente, cos’altro?”.  Andrew si avvicina e resta quieto con me, quando comincio a canticchiare Umberto Tozzi: “ti a-mo, e chiedo per-dono, ricordi chi-sono; apri la porta a un guerriero di carta igienica…”, sorride e mi afferra al bacino, mi solleva tipo sacco di babbo Natale, pieno di patate e sta per lanciarmi o forse adagiarmi in piscina, quando i ragazzi della consegna hanno ultimato il lavoro e richiamano la sua attenzione. “Fiiuuu, shall we?”.
Indosso un abito di cotone verde con fiori celesti dello stesso tenore della Chevrolet del ’55 bianca e gialla con cui ci dirigiamo al “déjeuner sur l’herbe prolongé pour nous” a casa di Samuel e Clair. Andrew ha un completo di bambù color avana. L’azienda fondata per scherzo per sperimentare tessuti vegetali, sta superando le attese, altri redditi da condividere. Grazie, mio mondo.

Andrew desidera  trascorrere più tempo in quella dimora, davanti all’Oceano,
scintillante in rima a qualsiasi ora.

Una casa di legno restaurata con criteri di bio edilizia composta da vari corpi; cinema/teatro sala montaggio con diversi computer  e un unità di memoria eccellente, un’altra sala ospita una famiglia di strumenti: due batterie, tre chitarre elettriche, un sax, due violini in attesa di Steinway, spinotti, cuffie, aste per microfoni. Un mulino e una casa sugli alberi sono in opera. Otto camere da letto.

Il nostro comune sogno, la residenza per artisti germoglia.

ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale

(CAd’A)

Il tapping a scuola

Venerdì 17 marzo, sono stata invitata al Microfestival della Letteratura patrocinato dal Comune di Milano, presso la scuola Leopardi come “filosofa della consapevolezza”.

Ho trovato l’iniziativa entusiasmante per i contenuti, le possibilità offerte ai ragazzi; per l’accoglienza in generale e in particolare per quella fatta a noi autori, per quel poco che ho visto, ahimè. Non ho potuto visitare nel pomeriggio quello che è stato offerto al pubblico. Ho conosciuto la creatività magica del signor Chierigato che mi ha incantata con le sue storie.

AL mattino ho condotto tre micro-laboratori per le classi IV, V e III media. Modi ed esigenze diverse, alcune più vivaci altre più riservate ma tutte partecipative e stupende.

Il laboratorio è stato di tapping degli agopunti chiamato EFT, Emotional Freedom Technique.

eft kids

1. L’acqua, un momento delicato di giri gioiosi di bicchieri per idratare i bambini/ragazzi  che sembrano aver apprezzato anche solo il loro bicchiere di acqua, richiesto più volte! Una necessità, quella di bere, che da sola sarebbe sufficiente a esercitare consapevolezza. Ad esempio facendosi domande: ho sete? e lasciando un po’ di tempo in ascolto potrei accorgermi che il corpo è come una pianta quando guadagna con le sue radici dei punti della terra dove c’è acqua. Il corpo SA e RISPONDE.

2. Conoscere i loro insegnanti e incontrare uno a uno i bambini coi loro nomi seppur velocemente è stato facile.
Obiettivo del lab: far conoscere questa semplice tecnica di rilascio e di benessere in modo che i ragazzi possano prendere più consapevolezza di come funzionano e tenerla come strumento di maggior “respiro” in astuccio.

  1. Abbiamo cominciato mettendo l’attenzione sul respiro, “fino a dove lo senti?” i ragazzi segnavano con la mano se vicino ai polmoni, più in basso o più in alto nel torace.
  2. Dopo 2/3 giri di tapping nei punti suggeriti con il “vado bene così come sono, mi amo e mi accetto così come sono” a voce alta, ho chiesto chi sentiva la differenza e che andava bene anche non sentire alcuna differenza. Quasi tutti hanno alzato la mano per dire che il respiro ora era più grande, più leggero, più ampio. Allora ho chiesto: “Cosa accade quando il respiro è più ampio?” Le manine si alternavano per dire: “ti concentri meglio; dormi meglio; corri meglio”…”
  3. Se avverti una sensazione scomoda, puoi continuare aggiungendo la frase “mi apro alla possibilità che vada meglio di così”.
  4. Ho chiesto poi chi voleva migliorare in grammatica etc o nello sport e ho proposto di fare tapping con gentilezza su qualcosa da migliorare o da desiderare: EFT generativo. Per alcune cose basterà 3 o 4 giri, per altre sarà necessario dedicarci attenzione ogni giorno.
  5. Ho domandato chi credeva fosse impossibile migliorare o modificare qualcosa e qualcuno ha alzato la mano. Ho chiesto al mio collega, Tito,  di rappresentare l’Impossibile. “Quel feeling che ti fa credere di non riuscire a cambiare qualcosa “per sempre”  è da guardare, anche se in principio può far venire i brividi, la verità è che ci ha fatto visita ma voleva visitare qualcun altro… A questo  lo puoi abbracciare, salutare e ringraziare per la compagnia, potrà restare con te ma non sarà più così im-passibile, sarà anche libero di andarsene accompagnato da: “Mi amo e mi accetto anche se credo che sia impossibile e resti impossibile per un bel po’”.                                Per lo meno non ne sarò più l’effetto passivo.
    Puoi fare tapping cantando, ascoltando una buona musica a 432 Hz; recitando mantra, recitando preghiere, visualizzando intenzioni, percependo la luce e molto altro.
    Se vuoi saperne di più puoi chiedere a me ma puoi cercare Andrea Fredi www.eft-italia.it; guardare il tapping di Roy Martina che chiama “Emotional Balancing”.  Per i piccoli  il libro “Efti for kids“ di Sara Bassot, traccia delle linee guida semplici ed efficaci.

Cos’altro è possibile?

 

 

 

 

Azienda: Con quali altri occhi posso guardarti?

In che modo l’approccio fenomenologico è un contributo per l’azienda?

Con quali altri occhi sono disposto a guardare?

Se ogni giorno sono disponibile ad aggiungere al mio team e ai miei clienti valore, sto usando la fenomenologia dell’amare. Sarà non quello che dico ma come lo dico che evidenzierà gratitudine anche quando è silenziosa.

Se qualche funzione, ruolo, processo richiede miglioramento, qual è il modo meno costoso e più efficace per sistemarlo? Guardarlo con attenzione, prenderne cura con amore e accorgersi di cosa serve per migliorarlo a costo di sospenderlo. A volte tuttavia ci sono meccanismi persistenti che generano resistenze nei risultati, l’approccio sistemico e fenomenologico consente di ampliare la visione a molti altri fattori correlati e modificare la percezione di quella circostanza. Le comprensioni che ne scaturiscono di solito migliorano i risultati. Clienti soddisfatti.

 

Gerusalemme

11,44…ore locali, accedo a Gerusalemme dalla porta di Giaffa. IMG_4746Tre passi fieri e, appena scorgo parte della piazza nel quadrante degli Armeni, mi fermo e indietreggio di due passi e mi suggerisco: “più lenta, più lenta, entra più lentamente”, in questa piccola danza con me, mi osserva un signore che si avvicina silenzioso e garbato, mi sussurra come si parlerebbe a un cavallo: “sta cercando una Guida?”, quando incontro il suo sguardo, so che mi ha vista trotterellare avanti e indietro e un po’ mi sento compresa. SI appoggia sul piano dell’arco interno alla porta, dove la feritoia crea un invito alla luce, molto “particolare“, appoggia la cartina della città – “le mostro il giro e poi ci può pensare”. Traccia il percorso con la matita attraverso i quadranti e il costo: 380 Scheqel. Ho già scelto, con la carezza gentile che avverto in me ma per dettaglio chiedo all’ufficio-cambio notizie delle guide in città e me ne chiamano un’altra; quando si presenta, riconosco che la leggerezza avvertita con la guida precedente mi avvisava che quella era quella giusta per me, la prima incontrata. Un signore alto, con una polo a maniche corte a righe, un cappello a coppola di tessuto estivo, occhi scuri, incarnato olivastro e modi eleganti; è musulmano da generazioni, da quando i suoi antenati sono giunti lì con Saladino. “Bene” – esclamo – saluto e ringrazio la seconda guida e scelgo Auna. Gli domando: – “il suo nome ha un significato?”; risponde in lingua inglese: “si, significa qualcosa come aiuto”; “Beh…io mi chiamo consolata” e ridiamo. “Quanto tempo abbiamo?” – “3 ore…”circa. Aggiungo: “io non so  niente di Gerusalemme, si raccontano  cose difficilii da verificare, vorrei capirci qualcosa”, fermo e sicuro mi dice: “se mi lasci parlare alla fine vedrai che avrai più comprensioni”. IMG_4748

Comincia il Sentiero, partendo dal palazzo di Erode e mentre mi illustra le tipologie di pietre di tinte e di fattura differente che testimoniano le ricostruzioni in epoche diverse dei romani, dei crociati, dei bizantini, nella mia testa sto ancora esaminando la scelta della guida, in quel valutare, scorgo un nido mimetizzato tra le pietre che dapprima non si poteva notare: un nido appoggiato da contrastare le leggi di gravità su una di queste pietre con due passerotti in conversazione. Auna mi guarda e ci intendiamo, con una precisa lucina d’intesa negli occhi, tipo quella dei cartoni animati giapponesi, procediamo. Mentre narra dei passaggi dei crociati, mi assale l’esigenza di recitare una preghiera,  in cui si parla di perdono. Auna ascolta mi dà un puffetto sull’avambraccio nel punto dove in anni precedenti avvertivo se la persona davanti a me non sapeva distinguere il per dono dall’indicativo presente pérdono; aggiunge: “si, si, ma ora dimenticatene, non è colpa tua! Comunque grazie” e continuamo il tragitto.

Mi conduce nel luogo dove Maria è stata Assunta. Sono attonita per la mia ignoranza, mai saputo, là, fuori dalla porta di Sion, mi raccolgo in quel convento benedettino di costruzione tedesca  voluto da Guglielmo II per sentire Maria.
Quando ne fuoriesco, sono felice, felice di aver incontrato l’uomo giusto, la guida giusta.

Saliamo sul tetto del mercato da cui è possibile individuare in modo enigmistico le differenze dei quadranti: “vedi”, segnando col dito: “puoi notare nel quadrante cristiano, cupole, campanili, minareti, sinagoghe; in quello musulmano si intravvede la cupola dorata della roccia e la moschea Al-Aqsa che quel giorno è inaccessibile; il quadrante ebraico  con la sinagoga e una moschea ormai chiusa e una narrazione che resta là, in quel luogo.
La storia di questa perla di città è talmente articolata che preferisco affidarmi al sentire per seguire le tracce del mio amico del cuore, Gesù. Non scenderò al Santo Sepolcro, Così è. Procediamo.

Auna aggiunge: “and now I bring you to the via de la rosa…” ed io, un po’ perplessa, mi domando cosa sia, camminiamo in una stradina dove davanti a noi compaiono questa volta due farfalline bianche, che volando ci anticipano, là scorgo la targa della strada VIA DOLOROSA. Urp, mi rivolgo ad Auna sorridendo e gli dico: “I do thank you because your pronunciation is not – the suffering street but sounds as the Street of Roses!”. Ricordo precisamente in quel momento la risata gioiosa che abbiamo fatto insieme con lo stesso passo che scendeva un gradino di quella via, come quando si interrompe una impronta magnetica. Mi piace pensare che Gesù ripercorre oggi quel tracciato leggero come una farfalla. Con lo stesso sentire mi sono fatta accompagnare da Auna al muro del pianto. Un sito ricolmo di significati. La mia religione interiore mi invita gentilmente a ridimensionare un muro pieno di tristezza per restituirlo al suo degno passato remoto. L’inviata della televisione-radio svizzera Brigitta Glück trasmette solo buone e utili notizie, in effetti ha formulato queste parole con il suo accento italotedesco: “Gerusalemme, il muro del pianto. La buona notizia è che Gesù ha già smesso di piangere oltre 2000. Come sarebbe se il lutto e la caduta del Tempio si trasformassero in nuova presenza e comunione?”.
Ci fermiamo in un piccolo ristorante per autoctoni e mangio i falafel che adoro in un piatto condiviso con Auna. Una tradizione per loro, una esperienza intima per me.

Riprendiamo il cammino in prossimità della porta di Giaffa, da cui ero entrata, lo saluto con affetto e mi dirigo alla porta per uscire.
IMG_4779Appena entro nello spazio del bastione, resto abbagliata da una immagine che se non avessi fotografato, non avrei mai potuto descrivere. Nel punto esatto dove Auna aveva disteso la cartina al principio, ora stava seduta, appoggiata su un lato del vano della feritoia, una bella fanciulla, di bianco vestiita che suonava una piccola arpa; già solo questa sonorità mi sorprese ancorché la luce “particolare” che, filtrando dalla feritoia, assumeva una forma nota. Ricordo di aver preso ossigeno, scattato la foto e richiamato Auna: “sono ancora qui! non ho finito,  mi accompagneresti sul Monte degli Ulivi?” sempre in inglese. Qualcosa dell’immagine appena vissuta e l’altro significato della Porta di GIaffa: Porta dell’Amico, mi diedero la ulteriore fiducia di seguire Auna a prendere la sua auto.
Eccoci dopo poco sul Monte degli Ulivi e nel Giardino dei Getsemani, “che roba! è l’unica misera esclamazione, come ossimoro di una incommensurabile e pervadente presenza. Il Silenzio è l’unico atto possibile. IMG_4787Raccolgo in me ogni contatto con gli alberi, la terra, i colori degli Ulivi, e includo la consistenza di Auna che mi segue stando attento a non interrompere il mio tempo. Come l’incanto di quei voli di gabbiani che compongono figure sempre nuove in pochi istanti tra il luccichio delle ali argentate dal sole e l’azzurro del cielo.

Riprendiamo l’auto e questa volta Auna mi dice: “ora ti mostro dove viveva Gesù duemila anni fa” e parte per percorrere un breve tratto intorno alla collina; l’auto si ferma davanti alla distesa di un deserto dalle striature d’oro e rosa, una enorme quantità di energia mi sovrasta. Per la terza volta i miei occhi si riempiono di lacrime e… muta, lascio che il mio sistema integri quello che è possibile. Siamo rimasti lì fermi per un po’. Ho abbracciato Auna solo col pensiero, l’ho ringraziato e pagato oltre il dovuto mentre lui sindacava che gli stavo dando troppi soldi. Gli dissi: “ho avuto un sacco di esperienze con la scarsità, se non ti offendi, dartene di più per te o i tuoi figli è un modo per ringraziare me che mi sono portata in solitaria su questa pagina ebraica. GrazieIMG_4792 (1)

(Sono partita il 4 settembre 2015 con l’intento di portare là i semini della mia attitudine di sciogliere i conflitti con successo. Ho viaggiato e pellegrinato per tre soli giorni mentre mi accoglieva a Giaffa il mio amico di cuore Valerio Rocco Orlando che ringrazio qui per il bene che ci diffondiamo. Nel viaggio di ritorno che abbiamo fatto insieme, Valerio mi ha concesso di essere parte di una sua nuova avventura…seguirà).

Ciao Attilio,
Mio figlio, ti ricorda bene, mi ha detto: “ogni volta che è morto qualcuno ci ha sempre lasciato un dono, chissà che bel dono ti arriva da lui?”. Da dieci giorni ricevo un mondo di doni giornalieri: dal saluto di persona al flusso di intuizioni e ispirazioni che raggruppo per tesaurizzarle, ai quindici anni di compagnia evolutiva.
Oggi resto a casa anche se avrei desiderato incontrare gli amici e colleghi che come me ti portano nel cuore. Processo da qui…Savona, il mio nuovo posto.

Attilio
Mi sono ricordata che una volta passeggiando a Fortunago, sulle colline pavesi, mi dicesti col sorriso:
“mi rispetti, se fai quello che senti”.

Grazie, Ti voglio bene anche quando mi eclisso.

 

(Attilio Piazza ispiratore di buon vivere e insegnante di Costellazioni e Comunicazione).

Counselor

Esiste una categoria lavorativa sorta in Italia intorno agli anni ’90 che si chiama Counselor.*

Una professione di aiuto che nasce in USA come conseguenza dei social worker di fine ottocento che si dedicavano al sostegno di situazioni familiari complesse.

Con la crisi del ’29, accanto alla categoria di Psicologi e Psicoterapeuti, si rendono utili i Counselor che, con un costo contenuto e un numero ridotto di incontri, facilitano il loro cliente, non paziente, a riorganizzare pensieri ed azioni, recuperare risorse confuse nello shock della crisi finanziaria e sociale e lo accompagnano a nuova visione.

Ora osservo, poco poco di parte… che quest’ultima categoria, accanto e insieme a molti operatori del benessere mentale, stanno introducendo un nuovo linguaggio nel territorio, una grammatica fatta di gesti imparati, appresi e compresi che diventano poi parte dell’Essere.
Molto vicina alla Terza Lingua.

È una grammatica che si coniuga al TEMPO PRESENTE, di valori lessicali come l’abilità di rispondere alla prima persona singolare e di una serie di scelte che compongono pronome, predicato e complemento.
Per motivi storicizzati il nostro modo di comunicare è un condensato di risposte automatiche e dunque la bacheca mentale è ricolma di pensieri e gesti automatici che impediscono la vera scelta. Scelta non significa fuga, scelta signifca consapevolezza di cosa scegliere, come e quando ed assumersene le conseguenze persino con facilità.

Scelta è fermarsi un momento davanti alla consueta reazione e coniugare un PRESENTE “IO SONO e IO RESPIRO e IO SCELGO” “IO POSSO”, ego, in questo caso è contenuto e accompagnato dalla scelta.
Scelta, quando possibile, è lasciare andare rancori, risentimenti e rammarichi e spostare l’attenzione su come riconoscere il BENE per me. Sapere che questo bene avrà un effetto di bene anche su altri.

Perché rivolgersi a un Counselor? Cito Masini, presidente della FAIP, una volta disse: “se ti rivolgi ai familiari ti dicono quello che serve a loro, se ti rivolgi a un amico ti dice cosa ti vuoi sentir dire, se ti rivolgi a un Counselor ti dirà cosa serve a te”, si disporrà accanto a te, di persona, al telefono, via skype per tradurre i tuoi bisogni e lasciare che tu riconnetta con il tuo nuovo orientamento.
Il Counselor può affiancare privati o istituzioni, creare ponti che mediano le relazioni tra familiari, scuola, ospedale, carcere e cliente e suoi familiari, all’interno dell’aziende per agevolare passaggi generazionali, mobilità, ecc.

*Professionista di cui alla Legge n. 4 del 14 gennaio 2013, pubblicata nella GU n. 22 dell 26/01/2013

…to be continued

marriage-counselor
CAd’A

Un respiro in più

E con buona grazia, si comincia a voler bene un po’ a tutti… già, anche tu sei parte di me con tutte le bugie, le rigidità, le false spontaneità e le grette riservatezze. Poi ci si può dedicare ad altro, che bello!
Pettinare nuvole?

IMG_5970

Le guarigione dell’amore…pillole

“Ogni volta che voglio amare qualcuno o che voglio essere amato, sono infedele alla mia autonomia. Quando voglio qualcosa, non amo: Quando mi libero di questa volontà di appropriarmi, ciò che resta è l’amore”.

Quando Jung, varcò la distanza tra il terapeuta e la paziente Sabina Spielerein, tra i mille meandri che le Forze grandi generano, c’è stato l’amore e l’eros e con questo che ella stessa guarì e diventò affermata psichiatra in Russia, ispirando buona parte del pensiero junghiano.

La corrispondenza tra loro è stata trovata molto tempo dopo la loro relazione nell’ospedale psichiatrico di Zurigo, la corrispondenza coinvolse anche Freud, che si interfacciò con l’uno e con l’altra:

  1. scrive: “io che ho dovuto rappresentare una salda torre per molte persone deboli, sono il più debole di tutti. Lei mi perdonerà se sono come sono? Mi perdonerà se la offendo nell’essere così e nel dimenticare i mie doveri di medico nei suoi confronti? Sono alla ricerca di qualcuno che capisca come amare, senza penalizzare l’altro, renderlo prigioniero o dissanguarlo completamente; cerco questa persona non ancora realizzata che renda possibile un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali”(4 dicembre 1908).

L’eredità spirituale che Sabina Spielrein ha dato a sua volta a Jung al pensiero psicoanalitico è l’incontro con l’Anima, con l’archetipo terrifico e sublime ad un tempo.
 Attraverso l’elaborazione interiore, durata anni, di tale rapporto, che oltre all’eroico aprirsi al “sentire” richiese a Jung, come ad ogni adepto al percorso iniziatico nelle profondità di se stesso, l’abiura di ogni “credo” a priori, – l’uccisione del padre – Jung approdò alle forme più alte della realizzazione dell’Eros cui il Femminile prelude.
 Egli potè così formulare una concezione del rapporto eterosessuale che non si ferma ad Eva, quale simbolo dell’aspetto pulsionale biologico, ma, pur rendendole giustizia, ne coglie l’aspetto estetico romantico (Elena), quello spirituale (Maria) per giungere a quella che egli individua come la più alta forma, la saggezza (Sofia), là dove l’amore si svela essere tutt’uno con la conoscenza.
IMG_5837

AMO – Co

Dove sei? 6.8.14

Sono ospite in una dimora di una famiglia che mi sembra di conoscere da sempre. In cucina, sto preparando la borsa termica per noi, vedo entrare nella stanza Donald, un bellissimo giovane di quattordici anni, ha gli occhi blu oltremare e la labbra rosse come ciliege. Entra silenzioso, si siede e sento un leggero fruscio di ali…quelle di aquila quando si raccolgono a riposo dopo aver solcato luoghi e combattimenti. Scarabocchia con la mano sinistra e si tiene ricettivo, sensori sulle scapole alate.
imagesC – Vuoi mangiare qualcosa? (pensavo di andarmene ma quel silenzio mi è parso rumoroso).
D – No, grazie.
C – Come è andata ieri sera?
D – Bene.
Mi avvicino e mi siedo accanto a lui e connetto per verificare cosa serve. Ricalco il silenzio il respiro e lo stato d’animo. Passano così alcuni minuti.
D – (Si riempie i polmoni di aria).
C – Come stai?
D – Bene.
C – Come fai ad accorgerti quando stai bene?
D – Quando non ho pensieri.
C – Come ti accorgi quando stai male?
D – Sento male ovunque.
C – Com’è? punge? schiaccia? opprime?
D – Opprime.
C – Se sapessi che non è tuo, lo restituiresti?
D – (Lieve sollevamento dell’angolo destro delle labbra… silenzio).
C – Senti se ti danno sollievo questi bars, sarebbe meglio da sdraiato.
Donald si allunga senza esitazione sul divano mentre gli metto un cuscino sotto le gambe e uno sotto la testa e comincio a far scorrere i bars. Scorrono ad una certa velocità.
D – Ho capito una cosa.
C – Cosa?
D – Che è proprio la realtà ad essere così?
C – Così come?
D – Triste.
C – Se ti proponessi altri modi, ti potrebbe interessare?
D – Si… (silenzio).
C – (con le dita sulle barre dietro alle orecchie) ti ho visto combattere da prima che nascessi.
Che idea hai della vita senza combattere?
D – Una vita sprecata.
C – Ti mostro degli strumenti, mi dai il permesso? ad esempio, questi bars oppure farsi domande senza rispondere: cosa mi occorre? quali infinite possibilità? lasciati sorprendere.
D – Mi ha sorpreso una risposta.
C – Me la vuoi dire?
D - ESSERE QUI.
C – Cosa occorre?
D – L’amore.
C – Bentornato, Donald. Come ti accorgi che sei qui?
D – Lo so.
C – C’è il respiro…?
D – Si.
C – Come è per te avere i piedi sulla terra? è possibile? c’è il respiro, i piedi per terra, c’è la tristezza e c’è l’amore.
Ora due lunghe lacrime scivolano lungo il volto di Donald da entrambe gli angoli esterni degli occhi.
D – Posso farlo da solo?
C – Si, ma te lo devo insegnare
Suona un cellulare.
Donald si alza in piedi e mi dà un abbraccio  stretto stretto di slancio e mi dice: grazie.