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Il gioco di Gabriele

Tra le prime miniedizioni di Magigrafia, si trova un gioco che ho pensato un giorno in visita al reparto oncologico di un ospedale. Si chiama il Il gioco di Gabriele, l’Arcangelo, che Linda ha accolto e trasformato in realtà. È dedicato a tutti i pazienti ed impazienti del mondo. Una G calligrafata è la piattaforma per un giro dell’oca e i punti del gioco si affrontano con piccoli esercizi di presenza i cui effetti inattesi fanno bene allo spirito. L’obiettivo è accompagnare i pazienti ad essere più presenti, dove possibile, e a favorire il lavoro del medico soprattutto come consulente che offre la sua competenza in sinergia con le reali e uniche necessità del paziente e non solo come deus ex machina assoluto costretto prima o poi a riconoscere i propri limiti.
Il gioco di Gabriele, come descritto nella tavola di spiegazione,  può diventare un potente augurio e essere spedito per posta.
Per sperimentare gli effetti concreti puoi solo giocare, prenota il tuo gioco!
Promozione natalizia a soli 29,00 euro.

Copertina

Copertina

Descrizione del gioco

Descrizione del gioco

Il gioco di Gabriele contiene: la lettera G di Gabriele, l’Arcangelo, traccia un percorso sul cui tratto calligrafato sono segnate 18 tappe che corrispondono a 18 azioni da eseguire.

Il gioco di Gabriele contiene: la lettera G di Gabriele, l’Arcangelo, traccia un percorso sul cui tratto calligrafato sono segnate 18 tappe che corrispondono a 18 azioni da eseguire.

Tavola delle azioni da eseguire nel tempo stabilito

Tavola delle azioni da eseguire nel tempo stabilito.

Health-Ring, detto anche H-Ring o anello neuralizzatore, è in rame con un piccolo guardiano angelico. È un’area dove si va per guarire paure, timori, vergogne e le quattro erre: rabbia, risentimento, rancore, rammarico.

Health-Ring, detto anche H-Ring o anello neuralizzatore, è in rame con un piccolo guardiano angelico. È un’area dove si va per guarire paure, timori, vergogne e le quattro erre: rabbia, risentimento, rancore, rammarico.

Il mio modo di srotolare la matassa.

Passo con la macchina davanti al negozio di un amico, lo vedo, mi fermo faccio inversione e parcheggio. Scendo lo saluto, lo accompagno a mangiare qualcosa mentre gli racconto come mai passo di lì…smuovo la mia vita e quella di altri con gli smovey… e lui che mi conosce come calligrafa o designer ascolta divertito.

fil rouge
Sai che ascolto le persone come counselor?… e condivido la visione sistemica della realtà…
Lui un po’ distrattamente mi dice: mio figlio ha sempre paura…12 anni e va dallo psicologo.
Rispondo: a volte i figli portano cose che non sono loro, non ha bisogno di uno psicologo, ha bisogno di ordine… vuoi che ascolti come sta?
Lui mi guarda e annuisce. Mi connetto e immediatamente vedo crollare su di me una casa.
Gli domando: cosa sai di qualcuno in famiglia a cui è crollata la casa?
Lui, sempre apparentemente lasco dice: mia zia, sorella di mia madre, alla fine della guerra… una bomba ha fatto esplodere la casa dove stava e sono morti tutti tranne lei… che ha vagato un po’ e poi è caduta in una buca… dopo poco si è ripresa e salvata.
Sto per dire: come facevo a saperlo? comprendi che ci sono informazioni nel campo che quelli più allenati riescono a codificare? immaginati un po’ un figlio?
Non faccio a tempo a finire la frase che compare alle mie spalle il giovinotto. Quasi mi commuove notare come tutto si dispone pronto. Mi metto a parlare con lui, scrivo su un foglio una sequenza numerica che vibra per lo scioglimento delle paure. Gli chiedo se mi aiuta a fare un esperimento per verificare se è vero quello che accade con questi numeri… leggi una ventina di volte e fai attenzione al respiro. Nota se cambia qualcosa.
Bene, legge in silenzio è assorto, io sento modificare la vibrazione nel campo (morfogenetico); fa dei sospironi. Al termine dice di sentirsi bene ma un po’ infondo alla pancia sente dispiacere. Mi domanda come funzionano questi numeri e gli rispondo: come i colori- guarda questo verde, questo azzurro e questo rosso; che colore preferisci ora? dice: rosso.
Io: bene guardalo per un po’. Poi lo nascondo e resta a vista azzurro e verde.
Chiedo: noti la differenza?
Lui: si, molto.
Io: con le sequenze numeriche è lo stesso.
Poi sperimenta gli smovey pronunciando la sequenza numerica e si sente di nuovo bene ma prova anche dispiacere. Mi domanda: come mai sento dispiacere? Anche prima, aggiunge, ho sentito un punto qui (segna vicino a ombelico) con un po’ di dispiacere.
Mi carico delle sacche e di un paio di seggiole e gli dico: se avessi vissuto finora con questi pesi dal mattino a quando mi corico e ci andassi ovunque al cinema, in giro… il giorno che una di queste sedie si staccasse da me… sentirei forse dispiacere, tu che dici? hai notato che hai sentito modificare il respiro con i numeri, coi colori e con gli smovey e che hai fatto tu questa esperienza?
Sorride e si siede. A quel punto il padre comincia a raccontare del suo modo di rilassare il corpo e poi di quando ha avuto l’intervento al rene… Sto ferma, ascolto e poi penso… o ora o mai più.
Mi rivolgo al figlio e gli dico: prendi le mani di tuo papà e diglite lo restituisco con tutto l’amore e il rispetto.
E poi: Guardami con benevolenza mentre vado senza paura
Stanno lì e osserviamo le mani in contatto che scriccano quello in eccesso. Il padre verifica che il figlio abbia restituito tutto…hai fatto? – domanda – proprio tutto?
Poi mi guarda e dice: e ora dove metto tutta questa roba?
…lascia, lascia, lascia…

La crêpe

Condurre aziende di qualsiasi dimensione è un’arte e un equilibrio di timing e presenza, a volte complesso, bon courage a tutti quelli che si accorgono che è un’azione “non”personale!

La-crepe
Rientro da Roma alle sette di sera con la felicità di arrivare a casa a cucinare per mio figlio che non vedo da un paio di giorni, cammino nelle vicinanze di casa e, senza essere in cinta, mi assale una voglia tremenda di crêpe alla nutella… Abituata all’ascolto interno, ho fatto caso a quanto “tremendous” fosse quella voglia matta; ho anche commentato tra me e me del tipo: ellala, che esagerazione! L’ho verificata di nuovo passando in prossimità della creperie, volendo con la mente andare verso casa; niente, il corpo si è voltato per varcare la soglia della gelateria. A quel punto, senza resistere, entro e ordino quasi con urgenza una crêpe, guardando il giovane che mi serve, con gli occhi pieni di desiderio, i miei…mah! continuo ad osservare questo moto un po’… eccessivo, è quasi ora di cena, sto bene, vado ora a cucinare… vabbè, mi godo sta crêpe! Chiedo al giovane di recuperare la panchetta da fuori così che all’interno io possa davvero assaporare al caldo la faccenda inusuale, noto che lui prepara la frittatina francese e me la porge con aria divertita e cerimoniosa. A un certo punto, guardando ovunque nel posto, le pareti, l’arredo, la pulizia, la disposizione degli oggetti, mi viene da domandare al giovane: di chi è questa azienda?
Il giovane, appoggiando una mano all’altezza del timo, la sinistra, risponde: è mia, per qualche motivo è triste, lo sento.
Di nuovo domando: e… quanti anni ha, l’azienda?
Lui: 25, l’ha fondata mio padre e con la mano destra segna un articolo di giornale appeso lì accanto con l’immagine del padre.
Io: complimenti, si vede che è un’attività seguita, curata.
Lui: si ma l’ha fondata lui, ora è morto ed io sono, mi sento diverso, non mi rendo conto che è mia, non mi sento di fare il capo.
Sento una spinta alla schiena e dico: ah, ho capito perché sono qui… cos’è sta voglia de crêpe! Intanto osservo che il negozio che di solito è sempre pieno di gente, ora è vuoto. Mi alzo. mi avvicino al giovane e gli dico, come se fosse un vecchio amico, scegliendo di rivolgermi all’imprenditore: capisco che ora ti senti triste ma lasciami dire, non confondere la vita dell’azienda col tuo processo naturale di lutto. Tu ora sei il capo e sei quindi chiamato a guidare quest’attività. Capo non significa tu sopra…bla bla e gli altri sotto…bla bla; significa che hai più peso e più responsabilità di mantenere viva quest’attività o di chiarire che scelte fare, sei grande. Mi zittisco…”me parve d’esse su padre”.
Aumento la sintonizzazione per cogliere meglio cosa serve e in quel frangente… aggiungo: se posso esserti di aiuto nel formulare con chiarezza cosa fare ora per mantenere sacro questo luogo e distinguere i piani, questo è il mio numero. Il giovane ha fatto un sospirone, ha curvato verso l’alto l’angolo destro della bocca e rimesso la mano sul timo, questa volta la destra. Ha concluso: mi sa che avevo bisogno di qualcosa del genere, grazie.
Sono uscita dalla creperie, moved, con le lacrime.
Ora ricordo ciò che mi disse un giorno un maestro: quando ti prende l’incontinenza medianica, valuta se è più forte mostrarla o no.