Archivio della categoria: STORIE

Link

Lezioni di …To be continued
Antefatto: una sera di marzo, a cena da un’amica a Cogoleto. Lei sa che devo andare ad una presentazione di qualcosa, non sa cosa. A un certo punto della cena, mi dirige dicendo che è il momento di prepararmi per andare all’appuntamento, come se fosse un ordine. Guido fino ad Albenga e conosco Alessandra Perotti, autrice e coach di scrittura efficace. Mi registro subito al suo gruppo chiuso dove propone brevi esercizi di scrittura molto utili. Un esercizio è: “descrivete il risveglio di una donna che lavora a Wall Street”. A parte le pratiche mattutine più semplici da descrivere, trovavo difficile addentrarmi nella psicologia di una donna che esercita un lavoro tanto lontano dal mio. – Mi ha pungolato – Ho pubblicato l’incipit sulla mia bacheca di fb, così per gioco, e sono cominciate ad accadere cose buffe. Telefonate dall’altra parte dell’oceano di amici che volevano sapere se mi sono trasferita a NY; se mi sono fidanzata; se sono io a scrivere; dinamismo.

01. Un risveglio lento, apro la finestra, saluto il sole. Andrew mi ha lasciato il caffè pronto ma prima bevo acqua e limone. Mi siedo in terrazza, le ortensie sono già fiorite, raccolgo i suggerimenti della notte e li spingo in avanti per la giornata, li trascrivo sul taccuino di Hetre che avevo dimenticato negli Hamptons. Oggi non scendo in piscina al trentasettesimo piano. Lo specchietto è pronto, mentre il pennellino allunga lo sguardo, mi viene in mente che non ho preparato il report per quel cliente…Una fusione delicata.
una fissione nucleare piuttosto,
e tutta l’energia che produce soddisfa la mia abilità
di indovinare come finisce una trattativa. So con esattezza che non se ne farà nulla.
Questo il motivo che interrompe la mia attività di compilazione.
Ho impostato le macro, nonostante me, un sano automatismo; prendo un respiro e noto che il caffè è ormai freddo.

02. Mi vesto senza “cravatta” per andare in ufficio, è venerdì. Nella discesa dall’ultimo piano incontro la signora greca dalla faccia da Kouros che sembra un’investigatrice per come indaga ogni cosa, o semplicemente la sua vista non mette bene a fuoco. Lo spazio ristretto ci mantiene a poca distanza, letterine dall’alfa all’omega prendono forma davanti a me, lette e scritte ripetutamente per la loro musicalità, ritorno con la mente subito prima di averle apprese: – “papà, io vorrei fare il conservatorio”. Pianoforte, uno strumento che echeggia in molte stanze della mia vita.
Queste le sue parole:
“forse sarebbe meglio prima il liceo classico”. Ha vinto lui. Sapeva qualcosa che io non potevo sapere allora. La musica resta incapsulata in un qualche ordine delle cose.

Appena entro nel mio ufficio con vista sull’Hudson percorso dai raggi solari, mi sento spingere via, fuori di lì, non è un allarme, è un indicatore. La mia competenza interna si anima per scegliere qualcosa di nuovo. Consegno rapidamente il documento a Samuel, compagno di progetto, gli annuncio: “torno subito”; sfreccio fuori di lì, come se dovessi acchiappare l’ultimo treno possibile. L’ennesimo cambiamento radicale è già in atto. Mi sono sempre sentita una highlander e riconosciuta tale fin da bambina; considerato che sono uscita dall’adolescenza intorno ai cinquant’anni, confido che le proporzioni di vita mi siano amiche a lungo.
Torno a terra, percorro tutto il lato sud del nostro building e accedo alla Freedom Tower per andare al 102esimo piano. Davanti a quella vista di colore celeste, aggiorno la visione della mia vita in totale libertà. Freedom Tower

03. Ringrazio il mio Cielo di aver in sorte Andrew, mi accompagnerebbe ovunque anche nel lasciarmi andare.

Quando la Rossi, compagna di scorribande metafisiche, anni prima mi scrisse una mattina un sms: “mi domando che tipo d’uomo ti potrebbe stare accanto”;
risposi: “ciao cara, si vede che non hai niente di cui occuparti oggi – faccina con lingua rossa”;
lei, dopo qualche ora’: “ho capito! L’uomo che non potrà averti mai, ti avrà per sempre” e aggiunse: “quando starai co
n un uomo ricco, sarai guarita”.

io: “bene, ti farò sapere, lol”.

Andrew è quell’uomo. Humus di gentilezza naturale di chi ha integrato la parte oscura, una forza che si sprigiona miracolosamente quando facciamo l’amore, è come seguire la direzione di bolina, il vento scompiglia le vele, un ritmo necessario per sovrastare il mare. E’ una vincita per me, un autentico maschio, colto, sportivo, elegante, poliglotta, musicale e in comunione con me, senza essere nè il mio papà, nè i miei fratelli immaginari e… profeticamente ricco. Ci impiegai un certo tempo per ricevere tutto quel bendidio, mi piace considerarlo lo specchio del mio successo interiore. In effetti mi somiglia, ha gli occhi chiari, i capelli sottili colore del Nilo in piena, la grana dorata della pelle, una corporatura eretta che incede, più alto e più giovane di me. Ce n’è voluta per riconoscerlo, chiedevo chiarezza, sorpresa, gioia e divertimento. Fino a lui, mi si avvicinavano uomini interessanti, unici, poetici e divertenti e smarriti quanto me. Sono stata una donna in cerca di autore, con una ferita nel cuore talmente maestosa e una voragine energetica tra gola e petto da aver provato a colmarla curando con solerzia la moltitudine di clienti nei tempi in cui professavo il counseling, in Italia.
Andrew agisce a partire da sè dunque liberamente. Libertà è una parola che si presta a molte interpretazioni come il potere, il denaro, e altre. Libertà è essere a volte delle bestioline oneste con se stesse, che, per qualche equilibrata alchimia, agevola sincronicità. Non è possibile pattinare da fermi: movimento, piroette, salti, cadute, fino al limite richiesto dalla tua scelta e ritorno.murchison-1
La notte in cui espressi con enfasi bambina il desiderio di avere più informazioni che mi onorassero veramente, la ferita di Chirone si rimarginò del tutto.
Essere sovrana del proprio universo femminile merita cura, continuità e generosità verso di sè. E tuttavia richiede anche familiarizzare con grammatiche più efficaci di altre, prime fra tutte: la scelta.
In processo di crescita sempre in Italia, avevo avuto qualche difficoltà a mantenermi stabile economicamente.
Sono finita a Wall Street per conoscere e sperimentare i numeri, il gioco e osservare la gamma di emozioni connesse a questo. L’aspetto politico dei neurotrasmettitori. Mi servì anche per essere assunta molto ben remunerata e per implementare il mio patrimonio.
Come era potuto accadere?

04. Dalla cima della Freedom Tower osservo lo sviluppo di una civiltà trepuntozero appositamente concepita per generare contrasti. Libero i miei pensieri oltre la siepe che esclude l’orizzonte e col respiro mi fingo come vorrei sentirmi ora.

Silenzio, mi concentro facilmente in mezzo al via vai di visitatori.
breath in, il corpo si espande
breath out, il corpo si appoggia.

“Qual’è il prossimo passo? La visione primigena è chiara: inter nos – elevare la frequenza vibrazionale emessa per passare da una coordinata più bassa a una coordinata ogni volta più elevata dove l’intensità delle emozioni si fa più rarefatta e il ricevere la vita più leggero.
La mission: qualsiasi attività che mi diverta.
Con la pienezza di quel momento, rivolgo un lungo pensiero ai due building fantasmi nella loro totalità umana e materiale. Mi si piega la testa in un inchino che mi avvicina ad allora. Ho ricordato ogni anno quella data, poichè la densa coscienza di quel momento è stata il contrasto estremo che mi risvegliò al concepire mio figlio la settimana successiva, il dono per antonomasia. Questo l’impatto nella vita di due persone, noi genitori. Per qualcuno è pazzesco pensare a qualcosa di buono in una circostanza del genere e tuttavia così è. Un modo per smettere di elidere chi più o meno consapevolmente agisce, condiziona e rinuncia.

Ripercorro la strada a ritroso e torno in ufficio, sono trascorse sei ore in un “subito”. Samuel appena mi vede da lontano, mi fa cenno con entrambe le sopracciglia che significano sia: “che fine hai fatto? “, che: “la trattativa è saltata”. Ventinove milioni di dollari sfumati. Passandogli accanto gli sussurro nell’orecchio: “in che modo la cifra può tornarci moltiplicata?- Ciao Sam, io vado, è finito il mio tempo qui”. Ci vediamo nel fine settimana.
Il vantaggio di lavorare negli States è che puoi essere licenziata o ti puoi dimettere senza preavviso, salvo accordi che io non ho stipulato per l’appunto. Perplessità nell’ufficio dei CEO e HR, chiedo discrezione, lasciano sospese le mie dimissioni, mi rivedranno lunedì. Raccolgo le mie cose ed esco all’inglese. Il famoso scatolone cinematografico è pronto egualmente a lato della scrivania che lascio linda e benedetta.
Pedalo d’un fiato con una bike cittadina fino all’Upper East Side, a casa, dove trovo Andrew alle prese con uno storyboard tridimensionale. Sta preparando il set in miniatura per il suo ultimo film, se ne occupa sempre in prima persona, imposta il lavoro e lo affida al suo gruppo che lo arricchisce. 18209121_10155126309601236_8993033223582411763_oMi accoglie con attenzione, è un’abitudine. Si ferma mentre sta incollando una specie di arco. Mi guarda e in un istante comprende che è cambiato qualcosa. Proferisco: “Mi sono licenziata”, lui, neppure un movimento di dissenso, un respiro e: “tu sei bella”. Ecco tutto.
Questo il suo modo. Verso sera davanti a un rosso Piceno quasi dello stesso colore del tramonto e in sottofondo jazz italiano, ha aggiunto: “Hai lasciato il posto a chi lo desidera più di te”. Lo bacio, sa esattamente come funziono.

05. A quest’ora della sera, il ritmo si fa di nuovo lento, Andrew raccoglie la mia testa tra le mani, mi assesta l’atlante e tutta la colonna vertebrale poi si allunga sul canapè di lino del terrazzo e prima di avvolgermi col suo abbraccio pulito, mi dice in anglo-italiano: “sei impeccable…”; non ha chiesto spiegazioni. Potremmo parlare in italiano o in inglese ma questa è la lingua per raggiungere l’intimità in diagonale.
Conoscersi è uno dei desideri di entrambi; esprimere sentimenti non molto.
io: “impeccable!, cosa intendi?” .
lui: “da quando ti conosco you lead your life con una loveliness particolare, sembra che nulla ti borrow you”.
io: “Well, “consolati”, quando ti guardo, that is idem”. Procedo verticalmente: “Impeccabile non significa insensibile; il tempo prepara e l’educazione aggiusta. Ricordo la dimensione infantile di telefonare a mezzo mondo per declamare le gesta della giornata; piuttosto che mangiare in piedi davanti al frigo dei pezzi di Emmenthal. Non accade più, ci sono. Impeccabile è un modo per non indugiare nelle echi pregresse. Vulnerabile, caso mai, è quanto mi sta richiedendo questa conversazione per non contrastarla e mostrarti chi sono. Con te ho il privilegio di non temere”. Spengo la voce, distendo la coperta sotto le prime stelle, mi appisolo esausta e ricevo sentimento dalla cassa armonica del suo torace… “notte, domani ti racconto nei dettagli, loviu”. 

 32773905-citt-di-new-york--incredibile-alba-sul-parco-centrale-e-upper-east-side-di-manhattan--birds-eye--vis

06.Questa mattina ho trovato un ossimoro alimentare sul tavolo della terrazza: acqua ancora calda e limone e caffè, più bigliettino: “I’ll be back at 11.00, ti amo”.  Sento l’aria fresca e tiepida insieme scorrere nei polmoni. Ecco un bel modo di celebrare la giornata.

Tre mandorle, un cardamomo, due pezzi di zenzero, una nuotata e sono pronta per andare a East Hampton nella nostra casa della gioia. imgresOps, non  è curioso che – Casa della Gioia – sia la traduzione del titolo: “the House of Mirth” di Edith Wharton? Una storia la cui trama, con la pronuncia inglese, suona proprio come “dramma”, una vicenda un bel po’ triste di una fanciulla la cui vita aristocratica e milionaria, dopo la morte del padre, declina fino alla misera e solitaria morte della stessa. Bilanciamento: “everything is the opposite of what it appears to be, nothing is the opposite of what it appears to be; tutto è l’opposto di quello che appare, niente è l’opposto di quello che appare, ”.
Squilla il mio cellulare in wup, il mio modernissimo papà novantenne che ha la postura di un golfista Par Eagle di sessanta e l’energia di un ciclista di diciotto, appare nello schermo sorridente, con la spuma barbuta che lo incornicia, mi domanda: “come va?”, “bene e tu?”; tralascio volutamente le mie dimissioni per ora. Si fa serio: “ho pensato una cosa…”, a Milano mi avrebbe invitato a casa sua per parlarci a quattro occhi. Deglutisco. Suspense… quando parla così è sempre per qualcosa di rilevante. Continua: “ho pensato di dare  a te il pianoforte a coda del nonno”,

BAAAAM, mi devo sedere…

07. Mi predispongo ricettiva a questo dono. Oggi, papà non è più chiamato a contenere i miei voli pindarici, sa che la forza psichica di cui sono maestra è ben radicata. Descrive spontaneamente che ha sognato il nonno in smoking all’età di cianquant’anni, illuminato da un occhio di bue, con un microfono nella mano destra e la sinistra sul petto. Il disegno delle dita di quest’ultima lo incuriosisce. Le scorge, per la prima volta, affusolate e giovani. Partono dirigendosi nello stesso verso, progressista, la sinistra, per presentare, poco più in là, lo Steinway coi suoi 88 tasti.
Una ragazza di 14 anni lo sta suonando, Charles Trenet, “La mer”. Ha i capelli ramati all’altezza delle spalle, sistemati in disordine, gli zigomi larghi, gli occhi azzurri, le lentiggini e la grana dorata della pelle. Mi riconosce: “figlia mia, ecco l’impulso ad affidare a te questo pianoforte”.

07nonnopiano
Cerco il carica batteria prima che si spenga il telefono, ma, zac, fine della conversazione.
Il tempo di alimentare il cellulare, Andrew entra in casa a prendere le valigie, mi trova appoggiata al muro del salotto, soprasotto letteralmente, in una verticale. Testa a terra, piedi in alto. Rimescolo e integro le idee. Ho messo il rossetto. Esclama “wow, verticale con lipistick, what’s happened? Mi rimetto sui piedi, sembro più alta di ieri, gli racconto della mia felicità, osservo la sua espandersi e intensificarsi. Nessuna miniaturizzazione. Una cascata di 979 metri di energia a volo d’angelo.

08. Aderirsco al sedile per sentire l’appoggio con la schiena e godermi il film: “L’Uscita da NY”. Passeggera, in macchina, al sabato mattino, è come transitare sull’autostrada dei fiori tra Finale e Savona nei fine settimana estivi.

- Rilassati, non deviare il tragitto – come sanno gli abitanti della striscia ligure e – porta fiducia. Andrew mantiene il contatto con me fischiettando, mentre guida, dice: “lo sai che Richard, ti farà una controproposta?” io – “si, lo immagino”. Il CEO di Angus & Shield era incuriosito e perplesso del mio arrivo circa due anni prima in quella finanziaria. Una donna italiana di una età molto poco rampante. La mia candidatura partì da Milano.

09. .…La mia candidatura partì da Milano: analista di beni di lusso – moda e design.

Afferro la cloche e mi sollevo da terra, irresistibile guardare i flussi del traffico (mercato) dall’alto col mio elicottero eterico. Poca differenza tra i percorsi urbani soggetti alle regole stradali e quelli neuroeconomici di investimenti finanziari. Dalla risposta reattiva alla consapevolezza, nel mezzo, una miriade di azioni possibili attivano la frenata; l’attesa al bar; la conference call trasferita sulle quattri ruote; l’informarsi sul traffico prima di muoversi; il percorrere una strada diversa, più lunga ma scorrevole; il pronunciare il proprio amore predisposto da tempo.

Nel capoluogo lombardo, un mercoledì, giorno di ricevimento, giunge al galoppo un uomo dai tratti armonici sulla quarantina, imprenditore, amico e testimone di nozze di Richard.

Lo chiamo Adamo.

Trattamento alla testa che de-elettrifica il carico mentale. “Le penseur adamien”  senza sosta e senza fiato, riceve i benefici. Riparte, dopo il letargo, rinfrancato in cerca di miele. Inizia un percorso didattico di auto-calibrazione. Ogni volta reca con sè una domanda e dalla domanda volgiamo verso nuovi respiri.

“Quando desidero una donna, la vedo e so di poterla avere, a questo punto, non so… la possiedo o la amo?”. “Wow” esclamo interiormente, e ad alta voce: “E se ne fossi grato?”. Occhietti in alto scandagliano un significato che traduca cosa è gratitudine. Aggiungo: “Ho capito – prima lezione – sei certo di voler cambiare questa cosa?”. Mi fermo qui.

In seguito potè manifestare gratitudine, quando prese se stesso nelle proprie mani. Era passato in atelier appositamente. Scoprì l’altra mia professione di artigiana di oggetti di carta e calligrafia, un’attitudine emersa dalla necessità e catapulta verso il lontano. “La tua laurea finita miseramente nei cartoni…” proferì qualcuno. Adamo, osservo e toccò ogni oggetto con molta attenzione, una serie di campioni realizzati per i più noti marchi di moda,  un flash inatteso: “Ti voglio presentare Richard, sarà qui la prossima settimana”.

Sull’altro lato della medaglia, la finanza movimenta flussi di denaro intangibile. Riscontro con bilanci di imprese che offrono beni e servizi in grado di appagare e risolvere esigenze della clientela – concretamente – forse.

Ammiro in volo tutte quelle particelle in auto che vanno e vengono per soddisfare propri desideri e bisogni comuni. Atterro al mio posto affianco a Andrew, il “mio” uomo. il traffico dirada. Mi posso appisolare serena.

10. “Ciao, mio amor, quanto ho dormito?”
“Venti minuti”,
“Mi è parsa una settimana!” ; – )
Di fronte al cancello della Casa della Gioia staziona un camion, sta scaricando uno schermo formato sala cinema e delle sedioline in legno. Scendo dalla macchina attratta da queste ultime. Scruto da vicino, leggo su un lato della seduta: “Cinema Impero – Addis Abeba – 1937”. Mi volto verso Andrew, scombussolata: “Schatzy, sei unico negli accostamenti! Schermo Led ultimo grido e sedioline superstiti!”. “I know” dice, “they are still alive, possono trovare un custod felice qui da noi!  io:”si, du custod meglio che un!”.
Apre le mani: “tu medi o hai mediato la compravendita di aziende di ogni origine etica, dovresti comprendere. Non potremmo acquistare  lenti zeta, o pentole kappa, tutte fabbriche coinvolte in eventi bellici. Senza redenzione, non c’è trasformazione”.

Tralascio lo schermo imperiale a cristalli liquidi, e domando: “Dove le hai rinvenute?”, ” Montauk, old market, in quei container dimenticati, si trovano  oggetti inediti. Due settimane fa, con Samuel, siamo andati in cerca di un teodolite per la sua passione e abbiamo trovato le poltroncine”. Una sorpresa.
Attivata intimamente, d’un balzo mi trovo in un bar in San Gottardo a Milano col mio amico Fra. Al bancone, di schiena, identifico il marito di una mia collega, fotoreporter, ha superato le mezza età, quando lo incontro per strada è assorto costante nei suoi pensieri, saluta a malapena, parla poco, indossa un Hanry Lloyd datato. Quando Fra gli si accosta al bancone, noto una risonanza inusitata: il naso gli comincia a sudare e la postura si assimila identica al vicino. Inusitato anche che il naso del reporter stia traspirando. Li presento, dopo oltre tre ore siamo seduti, abbiamo pranzato insieme. Organi di senso dialogano, le mie orecchie ascoltano da Ercolano  ad Addis Abeba. Quante notizie si celano in quei nasi sconosciuti che fiutano ombre simili. Una loquacità a fiume cattura la nostra attenzione come un documentario storico ricco di dettagli di uomini notoriamente più miti di altri: gli italiani, che in quell’Africa hanno risposto con azioni inumane inimmaginabili.  Presente lo scompiglio. “Si, senza redenzione non c’è trasformazione, e l’impunità certamente non aiuta! Che forma prende la pressione compensatoria?”. Mh, sto reagendo, mi domando: “chi sto essendo? stop, non ero presente, cos’altro?”.  Andrew si avvicina e resta quieto con me, quando comincio a canticchiare Umberto Tozzi: “ti a-mo, e chiedo per-dono, ricordi chi-sono; apri la porta a un guerriero di carta igienica…”, sorride e mi afferra al bacino, mi solleva tipo sacco di babbo Natale, pieno di patate e sta per lanciarmi o forse adagiarmi in piscina, quando i ragazzi della consegna hanno ultimato il lavoro e richiamano la sua attenzione. “Fiiuuu, shall we?”.
Indosso un abito di cotone verde con fiori celesti dello stesso tenore della Chevrolet del ’55 bianca e gialla con cui ci dirigiamo al “déjeuner sur l’herbe prolongé pour nous” a casa di Samuel e Clair. Andrew ha un completo di bambù color avana. L’azienda fondata per scherzo per sperimentare tessuti vegetali, sta superando le attese, altri redditi da condividere. Grazie, mio mondo.

Andrew desidera  trascorrere più tempo in quella dimora, davanti all’Oceano,
scintillante in rima a qualsiasi ora.

Una casa di legno restaurata con criteri di bio edilizia composta da vari corpi; cinema/teatro sala montaggio con diversi computer  e un unità di memoria eccellente, un’altra sala ospita una famiglia di strumenti: due batterie, tre chitarre elettriche, un sax, due violini in attesa di Steinway, spinotti, cuffie, aste per microfoni. Un mulino e una casa sugli alberi sono in opera. Otto camere da letto.

Il nostro comune sogno, la residenza per artisti germoglia.

ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale

(CAd’A)

Gerusalemme

11,44…ore locali, accedo a Gerusalemme dalla porta di Giaffa. IMG_4746Tre passi fieri e, appena scorgo parte della piazza nel quadrante degli Armeni, mi fermo e indietreggio di due passi e mi suggerisco: “più lenta, più lenta, entra più lentamente”, in questa piccola danza con me, mi osserva un signore che si avvicina silenzioso e garbato, mi sussurra come si parlerebbe a un cavallo: “sta cercando una Guida?”, quando incontro il suo sguardo, so che mi ha vista trotterellare avanti e indietro e un po’ mi sento compresa. SI appoggia sul piano dell’arco interno alla porta, dove la feritoia crea un invito alla luce, molto “particolare“, appoggia la cartina della città – “le mostro il giro e poi ci può pensare”. Traccia il percorso con la matita attraverso i quadranti e il costo: 380 Scheqel. Ho già scelto, con la carezza gentile che avverto in me ma per dettaglio chiedo all’ufficio-cambio notizie delle guide in città e me ne chiamano un’altra; quando si presenta, riconosco che la leggerezza avvertita con la guida precedente mi avvisava che quella era quella giusta per me, la prima incontrata. Un signore alto, con una polo a maniche corte a righe, un cappello a coppola di tessuto estivo, occhi scuri, incarnato olivastro e modi eleganti; è musulmano da generazioni, da quando i suoi antenati sono giunti lì con Saladino. “Bene” – esclamo – saluto e ringrazio la seconda guida e scelgo Auna. Gli domando: – “il suo nome ha un significato?”; risponde in lingua inglese: “si, significa qualcosa come aiuto”; “Beh…io mi chiamo consolata” e ridiamo. “Quanto tempo abbiamo?” – “3 ore…”circa. Aggiungo: “io non so  niente di Gerusalemme, si raccontano  cose difficilii da verificare, vorrei capirci qualcosa”, fermo e sicuro mi dice: “se mi lasci parlare alla fine vedrai che avrai più comprensioni”. IMG_4748

Comincia il Sentiero, partendo dal palazzo di Erode e mentre mi illustra le tipologie di pietre di tinte e di fattura differente che testimoniano le ricostruzioni in epoche diverse dei romani, dei crociati, dei bizantini, nella mia testa sto ancora esaminando la scelta della guida, in quel valutare, scorgo un nido mimetizzato tra le pietre che dapprima non si poteva notare: un nido appoggiato da contrastare le leggi di gravità su una di queste pietre con due passerotti in conversazione. Auna mi guarda e ci intendiamo, con una precisa lucina d’intesa negli occhi, tipo quella dei cartoni animati giapponesi, procediamo. Mentre narra dei passaggi dei crociati, mi assale l’esigenza di recitare una preghiera,  in cui si parla di perdono. Auna ascolta mi dà un puffetto sull’avambraccio nel punto dove in anni precedenti avvertivo se la persona davanti a me non sapeva distinguere il per dono dall’indicativo presente pérdono; aggiunge: “si, si, ma ora dimenticatene, non è colpa tua! Comunque grazie” e continuamo il tragitto.

Mi conduce nel luogo dove Maria è stata Assunta. Sono attonita per la mia ignoranza, mai saputo, là, fuori dalla porta di Sion, mi raccolgo in quel convento benedettino di costruzione tedesca  voluto da Guglielmo II per sentire Maria.
Quando ne fuoriesco, sono felice, felice di aver incontrato l’uomo giusto, la guida giusta.

Saliamo sul tetto del mercato da cui è possibile individuare in modo enigmistico le differenze dei quadranti: “vedi”, segnando col dito: “puoi notare nel quadrante cristiano, cupole, campanili, minareti, sinagoghe; in quello musulmano si intravvede la cupola dorata della roccia e la moschea Al-Aqsa che quel giorno è inaccessibile; il quadrante ebraico  con la sinagoga e una moschea ormai chiusa e una narrazione che resta là, in quel luogo.
La storia di questa perla di città è talmente articolata che preferisco affidarmi al sentire per seguire le tracce del mio amico del cuore, Gesù. Non scenderò al Santo Sepolcro, Così è. Procediamo.

Auna aggiunge: “and now I bring you to the via de la rosa…” ed io, un po’ perplessa, mi domando cosa sia, camminiamo in una stradina dove davanti a noi compaiono questa volta due farfalline bianche, che volando ci anticipano, là scorgo la targa della strada VIA DOLOROSA. Urp, mi rivolgo ad Auna sorridendo e gli dico: “I do thank you because your pronunciation is not – the suffering street but sounds as the Street of Roses!”. Ricordo precisamente in quel momento la risata gioiosa che abbiamo fatto insieme con lo stesso passo che scendeva un gradino di quella via, come quando si interrompe una impronta magnetica. Mi piace pensare che Gesù ripercorre oggi quel tracciato leggero come una farfalla. Con lo stesso sentire mi sono fatta accompagnare da Auna al muro del pianto. Un sito ricolmo di significati. La mia religione interiore mi invita gentilmente a ridimensionare un muro pieno di tristezza per restituirlo al suo degno passato remoto. L’inviata della televisione-radio svizzera Brigitta Glück trasmette solo buone e utili notizie, in effetti ha formulato queste parole con il suo accento italotedesco: “Gerusalemme, il muro del pianto. La buona notizia è che Gesù ha già smesso di piangere oltre 2000. Come sarebbe se il lutto e la caduta del Tempio si trasformassero in nuova presenza e comunione?”.
Ci fermiamo in un piccolo ristorante per autoctoni e mangio i falafel che adoro in un piatto condiviso con Auna. Una tradizione per loro, una esperienza intima per me.

Riprendiamo il cammino in prossimità della porta di Giaffa, da cui ero entrata, lo saluto con affetto e mi dirigo alla porta per uscire.
IMG_4779Appena entro nello spazio del bastione, resto abbagliata da una immagine che se non avessi fotografato, non avrei mai potuto descrivere. Nel punto esatto dove Auna aveva disteso la cartina al principio, ora stava seduta, appoggiata su un lato del vano della feritoia, una bella fanciulla, di bianco vestiita che suonava una piccola arpa; già solo questa sonorità mi sorprese ancorché la luce “particolare” che, filtrando dalla feritoia, assumeva una forma nota. Ricordo di aver preso ossigeno, scattato la foto e richiamato Auna: “sono ancora qui! non ho finito,  mi accompagneresti sul Monte degli Ulivi?” sempre in inglese. Qualcosa dell’immagine appena vissuta e l’altro significato della Porta di GIaffa: Porta dell’Amico, mi diedero la ulteriore fiducia di seguire Auna a prendere la sua auto.
Eccoci dopo poco sul Monte degli Ulivi e nel Giardino dei Getsemani, “che roba! è l’unica misera esclamazione, come ossimoro di una incommensurabile e pervadente presenza. Il Silenzio è l’unico atto possibile. IMG_4787Raccolgo in me ogni contatto con gli alberi, la terra, i colori degli Ulivi, e includo la consistenza di Auna che mi segue stando attento a non interrompere il mio tempo. Come l’incanto di quei voli di gabbiani che compongono figure sempre nuove in pochi istanti tra il luccichio delle ali argentate dal sole e l’azzurro del cielo.

Riprendiamo l’auto e questa volta Auna mi dice: “ora ti mostro dove viveva Gesù duemila anni fa” e parte per percorrere un breve tratto intorno alla collina; l’auto si ferma davanti alla distesa di un deserto dalle striature d’oro e rosa, una enorme quantità di energia mi sovrasta. Per la terza volta i miei occhi si riempiono di lacrime e… muta, lascio che il mio sistema integri quello che è possibile. Siamo rimasti lì fermi per un po’. Ho abbracciato Auna solo col pensiero, l’ho ringraziato e pagato oltre il dovuto mentre lui sindacava che gli stavo dando troppi soldi. Gli dissi: “ho avuto un sacco di esperienze con la scarsità, se non ti offendi, dartene di più per te o i tuoi figli è un modo per ringraziare me che mi sono portata in solitaria su questa pagina ebraica. GrazieIMG_4792 (1)

(Sono partita il 4 settembre 2015 con l’intento di portare là i semini della mia attitudine di sciogliere i conflitti con successo. Ho viaggiato e pellegrinato per tre soli giorni mentre mi accoglieva a Giaffa il mio amico di cuore Valerio Rocco Orlando che ringrazio qui per il bene che ci diffondiamo. Nel viaggio di ritorno che abbiamo fatto insieme, Valerio mi ha concesso di essere parte di una sua nuova avventura…seguirà).

Le guarigione dell’amore…pillole

“Ogni volta che voglio amare qualcuno o che voglio essere amato, sono infedele alla mia autonomia. Quando voglio qualcosa, non amo: Quando mi libero di questa volontà di appropriarmi, ciò che resta è l’amore”.

Quando Jung, varcò la distanza tra il terapeuta e la paziente Sabina Spielerein, tra i mille meandri che le Forze grandi generano, c’è stato l’amore e l’eros e con questo che ella stessa guarì e diventò affermata psichiatra in Russia, ispirando buona parte del pensiero junghiano.

La corrispondenza tra loro è stata trovata molto tempo dopo la loro relazione nell’ospedale psichiatrico di Zurigo, la corrispondenza coinvolse anche Freud, che si interfacciò con l’uno e con l’altra:

  1. scrive: “io che ho dovuto rappresentare una salda torre per molte persone deboli, sono il più debole di tutti. Lei mi perdonerà se sono come sono? Mi perdonerà se la offendo nell’essere così e nel dimenticare i mie doveri di medico nei suoi confronti? Sono alla ricerca di qualcuno che capisca come amare, senza penalizzare l’altro, renderlo prigioniero o dissanguarlo completamente; cerco questa persona non ancora realizzata che renda possibile un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali”(4 dicembre 1908).

L’eredità spirituale che Sabina Spielrein ha dato a sua volta a Jung al pensiero psicoanalitico è l’incontro con l’Anima, con l’archetipo terrifico e sublime ad un tempo.
 Attraverso l’elaborazione interiore, durata anni, di tale rapporto, che oltre all’eroico aprirsi al “sentire” richiese a Jung, come ad ogni adepto al percorso iniziatico nelle profondità di se stesso, l’abiura di ogni “credo” a priori, – l’uccisione del padre – Jung approdò alle forme più alte della realizzazione dell’Eros cui il Femminile prelude.
 Egli potè così formulare una concezione del rapporto eterosessuale che non si ferma ad Eva, quale simbolo dell’aspetto pulsionale biologico, ma, pur rendendole giustizia, ne coglie l’aspetto estetico romantico (Elena), quello spirituale (Maria) per giungere a quella che egli individua come la più alta forma, la saggezza (Sofia), là dove l’amore si svela essere tutt’uno con la conoscenza.
IMG_5837

AMO – Co

Dove sei? 6.8.14

Sono ospite in una dimora di una famiglia che mi sembra di conoscere da sempre. In cucina, sto preparando la borsa termica per noi, vedo entrare nella stanza Donald, un bellissimo giovane di quattordici anni, ha gli occhi blu oltremare e la labbra rosse come ciliege. Entra silenzioso, si siede e sento un leggero fruscio di ali…quelle di aquila quando si raccolgono a riposo dopo aver solcato luoghi e combattimenti. Scarabocchia con la mano sinistra e si tiene ricettivo, sensori sulle scapole alate.
imagesC – Vuoi mangiare qualcosa? (pensavo di andarmene ma quel silenzio mi è parso rumoroso).
D – No, grazie.
C – Come è andata ieri sera?
D – Bene.
Mi avvicino e mi siedo accanto a lui e connetto per verificare cosa serve. Ricalco il silenzio il respiro e lo stato d’animo. Passano così alcuni minuti.
D – (Si riempie i polmoni di aria).
C – Come stai?
D – Bene.
C – Come fai ad accorgerti quando stai bene?
D – Quando non ho pensieri.
C – Come ti accorgi quando stai male?
D – Sento male ovunque.
C – Com’è? punge? schiaccia? opprime?
D – Opprime.
C – Se sapessi che non è tuo, lo restituiresti?
D – (Lieve sollevamento dell’angolo destro delle labbra… silenzio).
C – Senti se ti danno sollievo questi bars, sarebbe meglio da sdraiato.
Donald si allunga senza esitazione sul divano mentre gli metto un cuscino sotto le gambe e uno sotto la testa e comincio a far scorrere i bars. Scorrono ad una certa velocità.
D – Ho capito una cosa.
C – Cosa?
D – Che è proprio la realtà ad essere così?
C – Così come?
D – Triste.
C – Se ti proponessi altri modi, ti potrebbe interessare?
D – Si… (silenzio).
C – (con le dita sulle barre dietro alle orecchie) ti ho visto combattere da prima che nascessi.
Che idea hai della vita senza combattere?
D – Una vita sprecata.
C – Ti mostro degli strumenti, mi dai il permesso? ad esempio, questi bars oppure farsi domande senza rispondere: cosa mi occorre? quali infinite possibilità? lasciati sorprendere.
D – Mi ha sorpreso una risposta.
C – Me la vuoi dire?
D - ESSERE QUI.
C – Cosa occorre?
D – L’amore.
C – Bentornato, Donald. Come ti accorgi che sei qui?
D – Lo so.
C – C’è il respiro…?
D – Si.
C – Come è per te avere i piedi sulla terra? è possibile? c’è il respiro, i piedi per terra, c’è la tristezza e c’è l’amore.
Ora due lunghe lacrime scivolano lungo il volto di Donald da entrambe gli angoli esterni degli occhi.
D – Posso farlo da solo?
C – Si, ma te lo devo insegnare
Suona un cellulare.
Donald si alza in piedi e mi dà un abbraccio  stretto stretto di slancio e mi dice: grazie.

Punti di vista sul pellegrinare

Ci sono tanti motivi per andare in pellegrinaggio, il mio preferito è di natura spirituale, diversa da religiosa, sento una sorta di chiamata che mi porta lì…lì non è solo la Bosnia, Loreto, o Assisi, lì è anche un angolo del Colfiorito; una montagna a piedi del mare marchigiano; un paesino di cui non ricordo il nome in Toscana;  il monte Le Morne di Mauritius. Luoghi dove mi ci ritrovo un po’ per Caso e molto perchè mi sento spinta, mossa o chiamata. Quando sono lì, mi pare di essere una radio che ripulisce le frequenze delle sue onde…confuse, mischiate e le risintonizza con quanto trova lì. Gradi di compassione o luce con sfumature e profumi dversi, doccine lenitive. Pellegrinare per me è anche fare visita a un’anima amica e stringerla a sè e ricevere il suo abbraccio. Sapere che là troverai oggi ciò che ti serve per il passo successivo e quest’attività accade anche in città mentre mi sposto da A a B.
10404189_634947163278395_3687501786427722784_nIn una conversazione sul pellegrinare con un sensibile Don, ricordo che mi disse, con una punta di disappunto: “molti vanno in pellegrinaggio per fare turismo. Ribattei forse troppo veloce: “ma Don che le importa di quale sia il motivo che spinge loro, di fatto ci arrivano e per quanto…, il contatto con quelle Energie, li attraversa aldilà delle loro intenzioni e chissà poi che altro accade? Sorrise con una gentilezza tutta sua.  Lo stesso mi fece l’onore di convocarmi per domandarmi qualche informazione a proposito di costellazioni familiari e Vangelo. Mi disse: “se invito in CHI è SA a leggere il Vangelo non viene nessuno, magari verrebbero a costellare…! Coraggioso Don al punto da lasciare la tonaca e mettere su la sua famiglia reale, moglie e due gemelli. Che gioia! Ci è stato annunciato con molta Grazia che non è più necessario esiliarsi nei boschi, senza famiglia, in totale povertà per restare in contatto con la Voce interiore.

Libero Arbitrio

I viaggi dell’ultimo momento; i biglietti del treno fatti al distributore che eroga solo fino a una certo paese svizzero. Il biglietto interno occorre comprarlo una volta varcato il confine, direttamente sul treno.
La felicità di mio figlio è evidente. Andiamo a trovare i nostri amici del cuore, come la scritta sul cuscino della stanza che ci ospita: “happiness is having a large and lovely family in another country”.
Il treno è semivuoto, lindo e pulito come di un treno nuovo e la luce degli spot va e viene come di un treno anziano… tuttavia considero con attenzione il via vai della luce, è sempre fonte di qualche indicazione sottile.

Si presenta un capotreno donna, magra coi capelli neri corti lisci, gli occhi un po’ segnati e il colore dell’incarnato che va sul verdino, è  scontrosa come quando si ha una ferita che duole. Compro da lei il biglietto della tratta interna e le porgo dei franchi. La signora si allontana per cambiare i soldi e darmi il resto e al ritorno…mentre si avvicina, le domando a bruciapelo: “signora, come mai va via la LUCE?”, lei , alza gli occhi come per sorvolare il perimetro cubico del nostro vagone e non risponde. Subito dopo, mi dice. “mi scusi, non mi sento bene” e si allunga sul sedile accanto al mio. Sollevo e appoggio le sue gambe sul tavolino difronte alla sua seduta in silenzio. La tengo d’occhio. Osservo il respiro della pelle, la consistenza della mano, del collo e verifico al mio interno cosa serva.

All’improvviso mi vedo in una immagine rapida, con la signora in braccio che la conduco in un luogo di guarigione. Coloro che mi accolgono là, cinque o sei PRESENZE, scuotono la testa con simbolica rassegnazione, ritorno quindi velocemente in me e mi volto verso la signora per verificare come sta. Per un istante è morta. Non ne ho alcun dubbio – le grido: signora! e poi ancora signora! e solo quando le prendo la mano con la mia, la signora  torna ad animarsi.
Le sussurro, dopo averle gridato la sveglia: “mi dice che cosa le fa venire così tanta voglia di morire? Vuole vivere o vuole morire? Lei è già andata, se lascio la sua mano, se ne va; se sceglie  di vivere me lo deve dire a voce alta, serve il suo permesso per incorparsi”.

La inondo di parole senza esitazione e con fermezza. La signora scoppia in lacrime e mi racconta cosa le sta accadendo e si, sceglie di vivere. L’aiuto a rientrare meglio in Sè, riparazioni e integrazioni sottili, restituzioni di pezzettini di ESSERE e intanto riprende colore in viso, ritorna anche la sua dolcezza innata, così la percepisco. Il treno si ferma e lei si alza per adempiere il lavoro che non ama. Quando il treno riparte, torna da noi e continuamo la integrazione. Le faccio notare che nel treno semi vuoto, si è messa accanto a noi, nel vagone dove andava via la LUCE…per me naturale segnale di ASCOLTO.

In tutto ciò, mio figlio, ci chiama solo quando siamo quasi arrivati alla nostra destinazione. La signora si alza, rinvigorita e dice: “fate con calma, il treno non riparte se non lo dico io”. Raccogliamo le nostre valige e scendiamo dal treno. Un saluto grato con abbraccio con la signora. Mio figlio: “mamma, almeno hai finito? ci hai messo meno del solito…pensa – aggiunge con le sopracciglia inarcate, la testa reclinata di lato e le labbra semiserrate in un sorrisetto  a sottolineare la faccenda – che fortunata che è stata… e – rallentando il ritmo delle parole – avremmo dovuto far fermare il treno, chiamare l’autoambulanza…mmh!

10989140_10152997625221236_1717105419912812145_n

La coincidenza, il piccolo treno che si inerpica dal lago verso le montagne,  si arresta nel mezzo di un crinale  innevato e boscoso. Stavo riprendendomi dall’esperienza appena vissuta, con la testa appoggiata al sedile e gli occhi chiusi, mi scorre un’altra immagine interiore: mi vedo camminare accanto al treno a piedi. Pochi istanti dopo, nella realtà, arriva il capotreno e ci informa che il treno è deragliato. Ci invita a scendere dal treno ed è interessante osservare come alcuni uomini adulti accanto a me si attivino per mettere in “salvo” la me/signora con figliolo, noto l’istinto e la cura di porci in salvo. Mi prende in braccio un signore robusto  per scendere dal treno e porta le mie valige, “it’s my pleasure”, rassicura, visto il mio imbarazzo seppur contenuto. Il deragliamento è minuto ma la consistenza che poteva andare diversamente è magna. In quell’avvallamento nevoso in quota, soggiungono note musicali da una fattoria apparentemente abbandonata, mah, surreale, sono attonita anche se attenta alle magie della vita.
Un altro treno  viene a raccogliere la manciata di umani che familiarizzano fra loro nella perplessità.
Mio figlio, sintetizza: “certo mamma oggi…adrenalina, davvero, adrenalina e,  eh, si, Dio esiste!”.
Dopo tre giorni, ci siamo ritrovate sul treno, con la signora/capotreno come vecchie amiche e con più vigore nella conversazione, ci viene incontro radiosa dicendoci: “mi guardavo in giro sperando di trovarvi”.
Una festa!

 

Conversazioni quotidianamente angeliche

Proprio sotto casa mia, una piccola pasticceria dalle pareti verde mela, aperta da poco da due fratelli pugliesi, è luogo di gaudio per assaporare una sfoglia con la chantilly fresca del momento: la coda di aragosta. Entrando e guardando il bancone, lì per lì non si comprende come mai ci siano esposti solo qualche vassoio con qualche pasticcino 5 o 6 pezzi anche meno… Vincenzo prepara espressamente il pasticcino su misura per TE e per questo motivo nel posto non si trova neppure l’orologio, Giuseppe TE lo serve con gentilezza.
Bene, in questo posto, l’altra mattina, appena entrata per il mio pasticcino di gaudio, una vecchina simile a quelle delle fiabe mi ha rivolto la parola chiedendo se fosse il mio il profumo che sentiva. Io mi esalto un po’ pensando che finalmente avevo fatto un buon bucato con l’intento di ridurre inquinamento marino, poco detersivo…garantisce poco profumo, grazie alla festa dei Microorganismi Effettivi. La vecchina si avvicina, annusa il capo profumato e dissente. Rifletto, mi sposto trascinando la mia aura con me mentre sento la signora sussurrare: “odore di santo”. Mi volto, le appoggio una mano sulla sua spalla sinistra con un gesto rapido e familiare e mi inchino per avvicinarmi a lei e dirle: “capisco”, pensando a tutti gli aromi di Buona Vibrazione che si possono fiutare in certi luoghi. Ricordo un odore fortissimo di Violetta una notte alle 3.00 valicando in auto il Colfiorito poco dopo il terremoto o quella sensazione di pace e di odore cristallino rosato in prossimità di Maria su certe colline marchigiane o bosniache. Contavo su qualche pettegolezzo spirituale da condividere con la signora. Costei mi anticipa, mi guarda con l’occhio interno e mi dice con serietà: certo che lei è molto protetta! ecco di chi è l’odore che ho sentito”. Sorrido consapevole e le chiedo come si chiama, lei: ” Maria Concetta!”, mi avvicino ancora un po’ e le dico: “io, Maria Consolata” e ridiamo insieme, lei aggiunge: “mi chiamano Gioia…io sono sensitiva, non una medium!”; allora anche io le dico la stessa cosa…circa.” Solo che fumo” – sottolinea lei – “e così questo un po’ riduce la mia sensibilità”.

Le volevo offrire il caffè e non ho fatto in tempo me l’ha offerto lei.violette_16

1 euro per scoprire chi Sei

A Senigallia, una cittadina sul mare che pare una quinta di teatro. Invitata dalla mia collega smovey coach Beatrice Ramsauer a presentare gli SMOVEY durante il seminario di Italo Cillo.
Sono partita da Milano, come altre volte, all’avventura, mossa da quella bussola interna che mi orienta in grazia; non avevo mai incontrato Beatrice, avrei condiviso con lei viaggio e stanza e neppure conoscevo Italo e la sua famiglia (per una volta non parlo del treno). Ho trovato una donna svizzero-emiliana di una simpatia ed un entusiasmo contagiosi e un seminario tenuto da una persona gentile, umile e chiara: Italo. Così ringrazio a mia volta per l’occasione di incontrare nuovi modi di migliorarsi.
Per me, di approccio cristico-costruzionista, trascorrere 4 giornate di ritiro buddista è stato meraviglioso e utile, non solo per far conoscere il magico mondo di benessere degli anelli smovey, ma anche per sentirmi parte della bellezza umana…quando la si accetta!
Trovo sempre interessante notare quanti punti di vista si colgono intorno al denaro…e mi domanderete – e ora che c’entra il denaro? – Nei corsi di crescita di natura spirituale, il denaro è percepito a volte in modo un po’, direi imbarazzante, come se fosse vergognoso doverne fare uso. Almeno questo è quello che a un certo momento ho percepito in aula, forse una distorsione ideologica dell’esperienza denaro. Vabbeh, difatto mi sono chiesta se aveva utilità aprire bocca per condividere una pratica per familiarizzare con il denaro, un insegnamento buddico canalizzato da Emiliano Soldani, quello che scrivo lo potete discernere solo col vostro senso interno ; – ).
Unknown
L’esercizio, che metterei nei metodi, ovvero nelle azioni pratiche che ci rendono maestri delle nostre vite, è il seguente: destinate ogni giorno una cifra da riporre in un posto e che userete in un secondo momento,  può essere 1 euro; ogni sera prendete tra le mani la moneta e quelle che si aggiungeranno, ringraziatele per averle guadagnate onestamente, e dite loro: vi userò SOLO per quello che vuole la mia anima: creare, contemplare e condividere sono le attività preferite dalle anime. Un certo giorno avvertirete un moto che vi porterà ad utilizzare quel denaro come richiesto dall’anima e così facendo, vi garantirete nuovo denaro per esprimere chi siete veramente.
L’effetto di questo contributo è che alcune persone mi si avvicinarono, – Serena, vero,  ho sentito bene,  ti chiami Serena? – mmh, veramente mi chiamo Consolata. Una deliziosa ragazza con cui abbiamo inscenato una costellazione spontanea sul denaro. U
n signore albanese di rara eleganza,  – la ringrazio molto, sa, io le conosco tutte queste cose ma sentirle da una bella signora bionda che si alza in piedi per dirlo!

Blog

Blog. Diario in rete, web-log…blog. Non sono molto informata, nè avvezza.
Ci sono anche altre voci nel menu e qualche categoria…
Ho apprezzato l’azione spontanea di Linda di prepararlo e metterlo in rete per condividere quanto, nel corso di questi anni, mi è stato spesso chiesto. Scrivi, condividi, racconta le cose che ti accadono, eccomi qui.

cioccolato

Trovo interessante il rullo del blog che non tiene fissa l’informazione ma continua a farla scorrere da un presente a un altro. Mi fa pensare alle opere di Dieter Roth (Hangar Bicocca) di cioccolato o zucchero pensate per durare in modo temporaneo ed essere godute solo da chi è stato presente in quel momento…che dura un po’. Gli altri si occupano di altro, che bellezza!

Il gioco di Gabriele

Tra le prime miniedizioni di Magigrafia, si trova un gioco che ho pensato un giorno in visita al reparto oncologico di un ospedale. Si chiama il Il gioco di Gabriele, l’Arcangelo, che Linda ha accolto e trasformato in realtà. È dedicato a tutti i pazienti ed impazienti del mondo. Una G calligrafata è la piattaforma per un giro dell’oca e i punti del gioco si affrontano con piccoli esercizi di presenza i cui effetti inattesi fanno bene allo spirito. L’obiettivo è accompagnare i pazienti ad essere più presenti, dove possibile, e a favorire il lavoro del medico soprattutto come consulente che offre la sua competenza in sinergia con le reali e uniche necessità del paziente e non solo come deus ex machina assoluto costretto prima o poi a riconoscere i propri limiti.
Il gioco di Gabriele, come descritto nella tavola di spiegazione,  può diventare un potente augurio e essere spedito per posta.
Per sperimentare gli effetti concreti puoi solo giocare, prenota il tuo gioco!
Promozione natalizia a soli 29,00 euro.

Copertina

Copertina

Descrizione del gioco

Descrizione del gioco

Il gioco di Gabriele contiene: la lettera G di Gabriele, l’Arcangelo, traccia un percorso sul cui tratto calligrafato sono segnate 18 tappe che corrispondono a 18 azioni da eseguire.

Il gioco di Gabriele contiene: la lettera G di Gabriele, l’Arcangelo, traccia un percorso sul cui tratto calligrafato sono segnate 18 tappe che corrispondono a 18 azioni da eseguire.

Tavola delle azioni da eseguire nel tempo stabilito

Tavola delle azioni da eseguire nel tempo stabilito.

Health-Ring, detto anche H-Ring o anello neuralizzatore, è in rame con un piccolo guardiano angelico. È un’area dove si va per guarire paure, timori, vergogne e le quattro erre: rabbia, risentimento, rancore, rammarico.

Health-Ring, detto anche H-Ring o anello neuralizzatore, è in rame con un piccolo guardiano angelico. È un’area dove si va per guarire paure, timori, vergogne e le quattro erre: rabbia, risentimento, rancore, rammarico.