Libero Arbitrio

I viaggi dell’ultimo momento; i biglietti del treno fatti al distributore che eroga solo fino a una certo paese svizzero. Il biglietto interno occorre comprarlo una volta varcato il confine, direttamente sul treno.
La felicità di mio figlio è evidente. Andiamo a trovare i nostri amici del cuore, come la scritta sul cuscino della stanza che ci ospita: “happiness is having a large and lovely family in another country”.
Il treno è semivuoto, lindo e pulito come di un treno nuovo e la luce degli spot va e viene come di un treno anziano… tuttavia considero con attenzione il via vai della luce, è sempre fonte di qualche indicazione sottile.

Si presenta un capotreno donna, magra coi capelli neri corti lisci, gli occhi un po’ segnati e il colore dell’incarnato che va sul verdino, è  scontrosa come quando si ha una ferita che duole. Compro da lei il biglietto della tratta interna e le porgo dei franchi. La signora si allontana per cambiare i soldi e darmi il resto e al ritorno…mentre si avvicina, le domando a bruciapelo: “signora, come mai va via la LUCE?”, lei , alza gli occhi come per sorvolare il perimetro cubico del nostro vagone e non risponde. Subito dopo, mi dice. “mi scusi, non mi sento bene” e si allunga sul sedile accanto al mio. Sollevo e appoggio le sue gambe sul tavolino difronte alla sua seduta in silenzio. La tengo d’occhio. Osservo il respiro della pelle, la consistenza della mano, del collo e verifico al mio interno cosa serva.

All’improvviso mi vedo in una immagine rapida, con la signora in braccio che la conduco in un luogo di guarigione. Coloro che mi accolgono là, cinque o sei PRESENZE, scuotono la testa con simbolica rassegnazione, ritorno quindi velocemente in me e mi volto verso la signora per verificare come sta. Per un istante è morta. Non ne ho alcun dubbio – le grido: signora! e poi ancora signora! e solo quando le prendo la mano con la mia, la signora  torna ad animarsi.
Le sussurro, dopo averle gridato la sveglia: “mi dice che cosa le fa venire così tanta voglia di morire? Vuole vivere o vuole morire? Lei è già andata, se lascio la sua mano, se ne va; se sceglie  di vivere me lo deve dire a voce alta, serve il suo permesso per incorparsi”.

La inondo di parole senza esitazione e con fermezza. La signora scoppia in lacrime e mi racconta cosa le sta accadendo e si, sceglie di vivere. L’aiuto a rientrare meglio in Sè, riparazioni e integrazioni sottili, restituzioni di pezzettini di ESSERE e intanto riprende colore in viso, ritorna anche la sua dolcezza innata, così la percepisco. Il treno si ferma e lei si alza per adempiere il lavoro che non ama. Quando il treno riparte, torna da noi e continuamo la integrazione. Le faccio notare che nel treno semi vuoto, si è messa accanto a noi, nel vagone dove andava via la LUCE…per me naturale segnale di ASCOLTO.

In tutto ciò, mio figlio, ci chiama solo quando siamo quasi arrivati alla nostra destinazione. La signora si alza, rinvigorita e dice: “fate con calma, il treno non riparte se non lo dico io”. Raccogliamo le nostre valige e scendiamo dal treno. Un saluto grato con abbraccio con la signora. Mio figlio: “mamma, almeno hai finito? ci hai messo meno del solito…pensa – aggiunge con le sopracciglia inarcate, la testa reclinata di lato e le labbra semiserrate in un sorrisetto  a sottolineare la faccenda – che fortunata che è stata… e – rallentando il ritmo delle parole – avremmo dovuto far fermare il treno, chiamare l’autoambulanza…mmh!

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La coincidenza, il piccolo treno che si inerpica dal lago verso le montagne,  si arresta nel mezzo di un crinale  innevato e boscoso. Stavo riprendendomi dall’esperienza appena vissuta, con la testa appoggiata al sedile e gli occhi chiusi, mi scorre un’altra immagine interiore: mi vedo camminare accanto al treno a piedi. Pochi istanti dopo, nella realtà, arriva il capotreno e ci informa che il treno è deragliato. Ci invita a scendere dal treno ed è interessante osservare come alcuni uomini adulti accanto a me si attivino per mettere in “salvo” la me/signora con figliolo, noto l’istinto e la cura di porci in salvo. Mi prende in braccio un signore robusto  per scendere dal treno e porta le mie valige, “it’s my pleasure”, rassicura, visto il mio imbarazzo seppur contenuto. Il deragliamento è minuto ma la consistenza che poteva andare diversamente è magna. In quell’avvallamento nevoso in quota, soggiungono note musicali da una fattoria apparentemente abbandonata, mah, surreale, sono attonita anche se attenta alle magie della vita.
Un altro treno  viene a raccogliere la manciata di umani che familiarizzano fra loro nella perplessità.
Mio figlio, sintetizza: “certo mamma oggi…adrenalina, davvero, adrenalina e,  eh, si, Dio esiste!”.
Dopo tre giorni, ci siamo ritrovate sul treno, con la signora/capotreno come vecchie amiche e con più vigore nella conversazione, ci viene incontro radiosa dicendoci: “mi guardavo in giro sperando di trovarvi”.
Una festa!