Gerusalemme

11,44…ore locali, accedo a Gerusalemme dalla porta di Giaffa. IMG_4746Tre passi fieri e, appena scorgo parte della piazza nel quadrante degli Armeni, mi fermo e indietreggio di due passi e mi suggerisco: “più lenta, più lenta, entra più lentamente”, in questa piccola danza con me, mi osserva un signore che si avvicina silenzioso e garbato, mi sussurra come si parlerebbe a un cavallo: “sta cercando una Guida?”, quando incontro il suo sguardo, so che mi ha vista trotterellare avanti e indietro e un po’ mi sento compresa. SI appoggia sul piano dell’arco interno alla porta, dove la feritoia crea un invito alla luce, molto “particolare“, appoggia la cartina della città – “le mostro il giro e poi ci può pensare”. Traccia il percorso con la matita attraverso i quadranti e il costo: 380 Scheqel. Ho già scelto, con la carezza gentile che avverto in me ma per dettaglio chiedo all’ufficio-cambio notizie delle guide in città e me ne chiamano un’altra; quando si presenta, riconosco che la leggerezza avvertita con la guida precedente mi avvisava che quella era quella giusta per me, la prima incontrata. Un signore alto, con una polo a maniche corte a righe, un cappello a coppola di tessuto estivo, occhi scuri, incarnato olivastro e modi eleganti; è musulmano da generazioni, da quando i suoi antenati sono giunti lì con Saladino. “Bene” – esclamo – saluto e ringrazio la seconda guida e scelgo Auna. Gli domando: – “il suo nome ha un significato?”; risponde in lingua inglese: “si, significa qualcosa come aiuto”; “Beh…io mi chiamo consolata” e ridiamo. “Quanto tempo abbiamo?” – “3 ore…”circa. Aggiungo: “io non so  niente di Gerusalemme, si raccontano  cose difficilii da verificare, vorrei capirci qualcosa”, fermo e sicuro mi dice: “se mi lasci parlare alla fine vedrai che avrai più comprensioni”. IMG_4748

Comincia il Sentiero, partendo dal palazzo di Erode e mentre mi illustra le tipologie di pietre di tinte e di fattura differente che testimoniano le ricostruzioni in epoche diverse dei romani, dei crociati, dei bizantini, nella mia testa sto ancora esaminando la scelta della guida, in quel valutare, scorgo un nido mimetizzato tra le pietre che dapprima non si poteva notare: un nido appoggiato da contrastare le leggi di gravità su una di queste pietre con due passerotti in conversazione. Auna mi guarda e ci intendiamo, con una precisa lucina d’intesa negli occhi, tipo quella dei cartoni animati giapponesi, procediamo. Mentre narra dei passaggi dei crociati, mi assale l’esigenza di recitare una preghiera,  in cui si parla di perdono. Auna ascolta mi dà un puffetto sull’avambraccio nel punto dove in anni precedenti avvertivo se la persona davanti a me non sapeva distinguere il per dono dall’indicativo presente pérdono; aggiunge: “si, si, ma ora dimenticatene, non è colpa tua! Comunque grazie” e continuamo il tragitto.

Mi conduce nel luogo dove Maria è stata Assunta. Sono attonita per la mia ignoranza, mai saputo, là, fuori dalla porta di Sion, mi raccolgo in quel convento benedettino di costruzione tedesca  voluto da Guglielmo II per sentire Maria.
Quando ne fuoriesco, sono felice, felice di aver incontrato l’uomo giusto, la guida giusta.

Saliamo sul tetto del mercato da cui è possibile individuare in modo enigmistico le differenze dei quadranti: “vedi”, segnando col dito: “puoi notare nel quadrante cristiano, cupole, campanili, minareti, sinagoghe; in quello musulmano si intravvede la cupola dorata della roccia e la moschea Al-Aqsa che quel giorno è inaccessibile; il quadrante ebraico  con la sinagoga e una moschea ormai chiusa e una narrazione che resta là, in quel luogo.
La storia di questa perla di città è talmente articolata che preferisco affidarmi al sentire per seguire le tracce del mio amico del cuore, Gesù. Non scenderò al Santo Sepolcro, Così è. Procediamo.

Auna aggiunge: “and now I bring you to the via de la rosa…” ed io, un po’ perplessa, mi domando cosa sia, camminiamo in una stradina dove davanti a noi compaiono questa volta due farfalline bianche, che volando ci anticipano, là scorgo la targa della strada VIA DOLOROSA. Urp, mi rivolgo ad Auna sorridendo e gli dico: “I do thank you because your pronunciation is not – the suffering street but sounds as the Street of Roses!”. Ricordo precisamente in quel momento la risata gioiosa che abbiamo fatto insieme con lo stesso passo che scendeva un gradino di quella via, come quando si interrompe una impronta magnetica. Mi piace pensare che Gesù ripercorre oggi quel tracciato leggero come una farfalla. Con lo stesso sentire mi sono fatta accompagnare da Auna al muro del pianto. Un sito ricolmo di significati. La mia religione interiore mi invita gentilmente a ridimensionare un muro pieno di tristezza per restituirlo al suo degno passato remoto. L’inviata della televisione-radio svizzera Brigitta Glück trasmette solo buone e utili notizie, in effetti ha formulato queste parole con il suo accento italotedesco: “Gerusalemme, il muro del pianto. La buona notizia è che Gesù ha già smesso di piangere oltre 2000. Come sarebbe se il lutto e la caduta del Tempio si trasformassero in nuova presenza e comunione?”.
Ci fermiamo in un piccolo ristorante per autoctoni e mangio i falafel che adoro in un piatto condiviso con Auna. Una tradizione per loro, una esperienza intima per me.

Riprendiamo il cammino in prossimità della porta di Giaffa, da cui ero entrata, lo saluto con affetto e mi dirigo alla porta per uscire.
IMG_4779Appena entro nello spazio del bastione, resto abbagliata da una immagine che se non avessi fotografato, non avrei mai potuto descrivere. Nel punto esatto dove Auna aveva disteso la cartina al principio, ora stava seduta, appoggiata su un lato del vano della feritoia, una bella fanciulla, di bianco vestiita che suonava una piccola arpa; già solo questa sonorità mi sorprese ancorché la luce “particolare” che, filtrando dalla feritoia, assumeva una forma nota. Ricordo di aver preso ossigeno, scattato la foto e richiamato Auna: “sono ancora qui! non ho finito,  mi accompagneresti sul Monte degli Ulivi?” sempre in inglese. Qualcosa dell’immagine appena vissuta e l’altro significato della Porta di GIaffa: Porta dell’Amico, mi diedero la ulteriore fiducia di seguire Auna a prendere la sua auto.
Eccoci dopo poco sul Monte degli Ulivi e nel Giardino dei Getsemani, “che roba! è l’unica misera esclamazione, come ossimoro di una incommensurabile e pervadente presenza. Il Silenzio è l’unico atto possibile. IMG_4787Raccolgo in me ogni contatto con gli alberi, la terra, i colori degli Ulivi, e includo la consistenza di Auna che mi segue stando attento a non interrompere il mio tempo. Come l’incanto di quei voli di gabbiani che compongono figure sempre nuove in pochi istanti tra il luccichio delle ali argentate dal sole e l’azzurro del cielo.

Riprendiamo l’auto e questa volta Auna mi dice: “ora ti mostro dove viveva Gesù duemila anni fa” e parte per percorrere un breve tratto intorno alla collina; l’auto si ferma davanti alla distesa di un deserto dalle striature d’oro e rosa, una enorme quantità di energia mi sovrasta. Per la terza volta i miei occhi si riempiono di lacrime e… muta, lascio che il mio sistema integri quello che è possibile. Siamo rimasti lì fermi per un po’. Ho abbracciato Auna solo col pensiero, l’ho ringraziato e pagato oltre il dovuto mentre lui sindacava che gli stavo dando troppi soldi. Gli dissi: “ho avuto un sacco di esperienze con la scarsità, se non ti offendi, dartene di più per te o i tuoi figli è un modo per ringraziare me che mi sono portata in solitaria su questa pagina ebraica. GrazieIMG_4792 (1)

(Sono partita il 4 settembre 2015 con l’intento di portare là i semini della mia attitudine di sciogliere i conflitti con successo. Ho viaggiato e pellegrinato per tre soli giorni mentre mi accoglieva a Giaffa il mio amico di cuore Valerio Rocco Orlando che ringrazio qui per il bene che ci diffondiamo. Nel viaggio di ritorno che abbiamo fatto insieme, Valerio mi ha concesso di essere parte di una sua nuova avventura…seguirà).