Le guarigione dell’amore…pillole

“Ogni volta che voglio amare qualcuno o che voglio essere amato, sono infedele alla mia autonomia. Quando voglio qualcosa, non amo: Quando mi libero di questa volontà di appropriarmi, ciò che resta è l’amore”.

Quando Jung, varcò la distanza tra il terapeuta e la paziente Sabina Spielerein, tra i mille meandri che le Forze grandi generano, c’è stato l’amore e l’eros e con questo che ella stessa guarì e diventò affermata psichiatra in Russia, ispirando buona parte del pensiero junghiano.

La corrispondenza tra loro è stata trovata molto tempo dopo la loro relazione nell’ospedale psichiatrico di Zurigo, la corrispondenza coinvolse anche Freud, che si interfacciò con l’uno e con l’altra:

  1. scrive: “io che ho dovuto rappresentare una salda torre per molte persone deboli, sono il più debole di tutti. Lei mi perdonerà se sono come sono? Mi perdonerà se la offendo nell’essere così e nel dimenticare i mie doveri di medico nei suoi confronti? Sono alla ricerca di qualcuno che capisca come amare, senza penalizzare l’altro, renderlo prigioniero o dissanguarlo completamente; cerco questa persona non ancora realizzata che renda possibile un amore indipendente da vantaggi o svantaggi sociali”(4 dicembre 1908).

L’eredità spirituale che Sabina Spielrein ha dato a sua volta a Jung al pensiero psicoanalitico è l’incontro con l’Anima, con l’archetipo terrifico e sublime ad un tempo.
 Attraverso l’elaborazione interiore, durata anni, di tale rapporto, che oltre all’eroico aprirsi al “sentire” richiese a Jung, come ad ogni adepto al percorso iniziatico nelle profondità di se stesso, l’abiura di ogni “credo” a priori, – l’uccisione del padre – Jung approdò alle forme più alte della realizzazione dell’Eros cui il Femminile prelude.
 Egli potè così formulare una concezione del rapporto eterosessuale che non si ferma ad Eva, quale simbolo dell’aspetto pulsionale biologico, ma, pur rendendole giustizia, ne coglie l’aspetto estetico romantico (Elena), quello spirituale (Maria) per giungere a quella che egli individua come la più alta forma, la saggezza (Sofia), là dove l’amore si svela essere tutt’uno con la conoscenza.
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