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Lezioni di …To be continued
Antefatto: una sera di marzo, a cena da un’amica a Cogoleto. Lei sa che devo andare ad una presentazione di qualcosa, non sa cosa. A un certo punto della cena, mi dirige dicendo che è il momento di prepararmi per andare all’appuntamento, come se fosse un ordine. Guido fino ad Albenga e conosco Alessandra Perotti, autrice e coach di scrittura efficace. Mi registro subito al suo gruppo chiuso dove propone brevi esercizi di scrittura molto utili. Un esercizio è: “descrivete il risveglio di una donna che lavora a Wall Street”. A parte le pratiche mattutine più semplici da descrivere, trovavo difficile addentrarmi nella psicologia di una donna che esercita un lavoro tanto lontano dal mio. – Mi ha pungolato – Ho pubblicato l’incipit sulla mia bacheca di fb, così per gioco, e sono cominciate ad accadere cose buffe. Telefonate dall’altra parte dell’oceano di amici che volevano sapere se mi sono trasferita a NY; se mi sono fidanzata; se sono io a scrivere; dinamismo.

01. Un risveglio lento, apro la finestra, saluto il sole. Andrew mi ha lasciato il caffè pronto ma prima bevo acqua e limone. Mi siedo in terrazza, le ortensie sono già fiorite, raccolgo i suggerimenti della notte e li spingo in avanti per la giornata, li trascrivo sul taccuino di Hetre che avevo dimenticato negli Hamptons. Oggi non scendo in piscina al trentasettesimo piano. Lo specchietto è pronto, mentre il pennellino allunga lo sguardo, mi viene in mente che non ho preparato il report per quel cliente…Una fusione delicata.
una fissione nucleare piuttosto,
e tutta l’energia che produce soddisfa la mia abilità
di indovinare come finisce una trattativa. So con esattezza che non se ne farà nulla.
Questo il motivo che interrompe la mia attività di compilazione.
Ho impostato le macro, nonostante me, un sano automatismo; prendo un respiro e noto che il caffè è ormai freddo.

02. Mi vesto senza “cravatta” per andare in ufficio, è venerdì. Nella discesa dall’ultimo piano incontro la signora greca dalla faccia da Kouros che sembra un’investigatrice per come indaga ogni cosa, o semplicemente la sua vista non mette bene a fuoco. Lo spazio ristretto ci mantiene a poca distanza, letterine dall’alfa all’omega prendono forma davanti a me, lette e scritte ripetutamente per la loro musicalità, ritorno con la mente subito prima di averle apprese: – “papà, io vorrei fare il conservatorio”. Pianoforte, uno strumento che echeggia in molte stanze della mia vita.
Queste le sue parole:
“forse sarebbe meglio prima il liceo classico”. Ha vinto lui. Sapeva qualcosa che io non potevo sapere allora. La musica resta incapsulata in un qualche ordine delle cose.

Appena entro nel mio ufficio con vista sull’Hudson percorso dai raggi solari, mi sento spingere via, fuori di lì, non è un allarme, è un indicatore. La mia competenza interna si anima per scegliere qualcosa di nuovo. Consegno rapidamente il documento a Samuel, compagno di progetto, gli annuncio: “torno subito”; sfreccio fuori di lì, come se dovessi acchiappare l’ultimo treno possibile. L’ennesimo cambiamento radicale è già in atto. Mi sono sempre sentita una highlander e riconosciuta tale fin da bambina; considerato che sono uscita dall’adolescenza intorno ai cinquant’anni, confido che le proporzioni di vita mi siano amiche a lungo.
Torno a terra, percorro tutto il lato sud del nostro building e accedo alla Freedom Tower per andare al 102esimo piano. Davanti a quella vista di colore celeste, aggiorno la visione della mia vita in totale libertà. Freedom Tower

03. Ringrazio il mio Cielo di aver in sorte Andrew, mi accompagnerebbe ovunque anche nel lasciarmi andare.

Quando la Rossi, compagna di scorribande metafisiche, anni prima mi scrisse una mattina un sms: “mi domando che tipo d’uomo ti potrebbe stare accanto”;
risposi: “ciao cara, si vede che non hai niente di cui occuparti oggi – faccina con lingua rossa”;
lei, dopo qualche ora’: “ho capito! L’uomo che non potrà averti mai, ti avrà per sempre” e aggiunse: “quando starai co
n un uomo ricco, sarai guarita”.

io: “bene, ti farò sapere, lol”.

Andrew è quell’uomo. Humus di gentilezza naturale di chi ha integrato la parte oscura, una forza che si sprigiona miracolosamente quando facciamo l’amore, è come seguire la direzione di bolina, il vento scompiglia le vele, un ritmo necessario per sovrastare il mare. E’ una vincita per me, un autentico maschio, colto, sportivo, elegante, poliglotta, musicale e in comunione con me, senza essere nè il mio papà, nè i miei fratelli immaginari e… profeticamente ricco. Ci impiegai un certo tempo per ricevere tutto quel bendidio, mi piace considerarlo lo specchio del mio successo interiore. In effetti mi somiglia, ha gli occhi chiari, i capelli sottili colore del Nilo in piena, la grana dorata della pelle, una corporatura eretta che incede, più alto e più giovane di me. Ce n’è voluta per riconoscerlo, chiedevo chiarezza, sorpresa, gioia e divertimento. Fino a lui, mi si avvicinavano uomini interessanti, unici, poetici e divertenti e smarriti quanto me. Sono stata una donna in cerca di autore, con una ferita nel cuore talmente maestosa e una voragine energetica tra gola e petto da aver provato a colmarla curando con solerzia la moltitudine di clienti nei tempi in cui professavo il counseling, in Italia.
Andrew agisce a partire da sè dunque liberamente. Libertà è una parola che si presta a molte interpretazioni come il potere, il denaro, e altre. Libertà è essere a volte delle bestioline oneste con se stesse, che, per qualche equilibrata alchimia, agevola sincronicità. Non è possibile pattinare da fermi: movimento, piroette, salti, cadute, fino al limite richiesto dalla tua scelta e ritorno.murchison-1
La notte in cui espressi con enfasi bambina il desiderio di avere più informazioni che mi onorassero veramente, la ferita di Chirone si rimarginò del tutto.
Essere sovrana del proprio universo femminile merita cura, continuità e generosità verso di sè. E tuttavia richiede anche familiarizzare con grammatiche più efficaci di altre, prime fra tutte: la scelta.
In processo di crescita sempre in Italia, avevo avuto qualche difficoltà a mantenermi stabile economicamente.
Sono finita a Wall Street per conoscere e sperimentare i numeri, il gioco e osservare la gamma di emozioni connesse a questo. L’aspetto politico dei neurotrasmettitori. Mi servì anche per essere assunta molto ben remunerata e per implementare il mio patrimonio.
Come era potuto accadere?

04. Dalla cima della Freedom Tower osservo lo sviluppo di una civiltà trepuntozero appositamente concepita per generare contrasti. Libero i miei pensieri oltre la siepe che esclude l’orizzonte e col respiro mi fingo come vorrei sentirmi ora.

Silenzio, mi concentro facilmente in mezzo al via vai di visitatori.
breath in, il corpo si espande
breath out, il corpo si appoggia.

“Qual’è il prossimo passo? La visione primigena è chiara: inter nos – elevare la frequenza vibrazionale emessa per passare da una coordinata più bassa a una coordinata ogni volta più elevata dove l’intensità delle emozioni si fa più rarefatta e il ricevere la vita più leggero.
La mission: qualsiasi attività che mi diverta.
Con la pienezza di quel momento, rivolgo un lungo pensiero ai due building fantasmi nella loro totalità umana e materiale. Mi si piega la testa in un inchino che mi avvicina ad allora. Ho ricordato ogni anno quella data, poichè la densa coscienza di quel momento è stata il contrasto estremo che mi risvegliò al concepire mio figlio la settimana successiva, il dono per antonomasia. Questo l’impatto nella vita di due persone, noi genitori. Per qualcuno è pazzesco pensare a qualcosa di buono in una circostanza del genere e tuttavia così è. Un modo per smettere di elidere chi più o meno consapevolmente agisce, condiziona e rinuncia.

Ripercorro la strada a ritroso e torno in ufficio, sono trascorse sei ore in un “subito”. Samuel appena mi vede da lontano, mi fa cenno con entrambe le sopracciglia che significano sia: “che fine hai fatto? “, che: “la trattativa è saltata”. Ventinove milioni di dollari sfumati. Passandogli accanto gli sussurro nell’orecchio: “in che modo la cifra può tornarci moltiplicata?- Ciao Sam, io vado, è finito il mio tempo qui”. Ci vediamo nel fine settimana.
Il vantaggio di lavorare negli States è che puoi essere licenziata o ti puoi dimettere senza preavviso, salvo accordi che io non ho stipulato per l’appunto. Perplessità nell’ufficio dei CEO e HR, chiedo discrezione, lasciano sospese le mie dimissioni, mi rivedranno lunedì. Raccolgo le mie cose ed esco all’inglese. Il famoso scatolone cinematografico è pronto egualmente a lato della scrivania che lascio linda e benedetta.
Pedalo d’un fiato con una bike cittadina fino all’Upper East Side, a casa, dove trovo Andrew alle prese con uno storyboard tridimensionale. Sta preparando il set in miniatura per il suo ultimo film, se ne occupa sempre in prima persona, imposta il lavoro e lo affida al suo gruppo che lo arricchisce. 18209121_10155126309601236_8993033223582411763_oMi accoglie con attenzione, è un’abitudine. Si ferma mentre sta incollando una specie di arco. Mi guarda e in un istante comprende che è cambiato qualcosa. Proferisco: “Mi sono licenziata”, lui, neppure un movimento di dissenso, un respiro e: “tu sei bella”. Ecco tutto.
Questo il suo modo. Verso sera davanti a un rosso Piceno quasi dello stesso colore del tramonto e in sottofondo jazz italiano, ha aggiunto: “Hai lasciato il posto a chi lo desidera più di te”. Lo bacio, sa esattamente come funziono.

05. A quest’ora della sera, il ritmo si fa di nuovo lento, Andrew raccoglie la mia testa tra le mani, mi assesta l’atlante e tutta la colonna vertebrale poi si allunga sul canapè di lino del terrazzo e prima di avvolgermi col suo abbraccio pulito, mi dice in anglo-italiano: “sei impeccable…”; non ha chiesto spiegazioni. Potremmo parlare in italiano o in inglese ma questa è la lingua per raggiungere l’intimità in diagonale.
Conoscersi è uno dei desideri di entrambi; esprimere sentimenti non molto.
io: “impeccable!, cosa intendi?” .
lui: “da quando ti conosco you lead your life con una loveliness particolare, sembra che nulla ti borrow you”.
io: “Well, “consolati”, quando ti guardo, that is idem”. Procedo verticalmente: “Impeccabile non significa insensibile; il tempo prepara e l’educazione aggiusta. Ricordo la dimensione infantile di telefonare a mezzo mondo per declamare le gesta della giornata; piuttosto che mangiare in piedi davanti al frigo dei pezzi di Emmenthal. Non accade più, ci sono. Impeccabile è un modo per non indugiare nelle echi pregresse. Vulnerabile, caso mai, è quanto mi sta richiedendo questa conversazione per non contrastarla e mostrarti chi sono. Con te ho il privilegio di non temere”. Spengo la voce, distendo la coperta sotto le prime stelle, mi appisolo esausta e ricevo sentimento dalla cassa armonica del suo torace… “notte, domani ti racconto nei dettagli, loviu”. 

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06.Questa mattina ho trovato un ossimoro alimentare sul tavolo della terrazza: acqua ancora calda e limone e caffè, più bigliettino: “I’ll be back at 11.00, ti amo”.  Sento l’aria fresca e tiepida insieme scorrere nei polmoni. Ecco un bel modo di celebrare la giornata.

Tre mandorle, un cardamomo, due pezzi di zenzero, una nuotata e sono pronta per andare a East Hampton nella nostra casa della gioia. imgresOps, non  è curioso che – Casa della Gioia – sia la traduzione del titolo: “the House of Mirth” di Edith Wharton? Una storia la cui trama, con la pronuncia inglese, suona proprio come “dramma”, una vicenda un bel po’ triste di una fanciulla la cui vita aristocratica e milionaria, dopo la morte del padre, declina fino alla misera e solitaria morte della stessa. Bilanciamento: “everything is the opposite of what it appears to be, nothing is the opposite of what it appears to be; tutto è l’opposto di quello che appare, niente è l’opposto di quello che appare, ”.
Squilla il mio cellulare in wup, il mio modernissimo papà novantenne che ha la postura di un golfista Par Eagle di sessanta e l’energia di un ciclista di diciotto, appare nello schermo sorridente, con la spuma barbuta che lo incornicia, mi domanda: “come va?”, “bene e tu?”; tralascio volutamente le mie dimissioni per ora. Si fa serio: “ho pensato una cosa…”, a Milano mi avrebbe invitato a casa sua per parlarci a quattro occhi. Deglutisco. Suspense… quando parla così è sempre per qualcosa di rilevante. Continua: “ho pensato di dare  a te il pianoforte a coda del nonno”,

BAAAAM, mi devo sedere…

07. Mi predispongo ricettiva a questo dono. Oggi, papà non è più chiamato a contenere i miei voli pindarici, sa che la forza psichica di cui sono maestra è ben radicata. Descrive spontaneamente che ha sognato il nonno in smoking all’età di cianquant’anni, illuminato da un occhio di bue, con un microfono nella mano destra e la sinistra sul petto. Il disegno delle dita di quest’ultima lo incuriosisce. Le scorge, per la prima volta, affusolate e giovani. Partono dirigendosi nello stesso verso, progressista, la sinistra, per presentare, poco più in là, lo Steinway coi suoi 88 tasti.
Una ragazza di 14 anni lo sta suonando, Charles Trenet, “La mer”. Ha i capelli ramati all’altezza delle spalle, sistemati in disordine, gli zigomi larghi, gli occhi azzurri, le lentiggini e la grana dorata della pelle. Mi riconosce: “figlia mia, ecco l’impulso ad affidare a te questo pianoforte”.

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Cerco il carica batteria prima che si spenga il telefono, ma, zac, fine della conversazione.
Il tempo di alimentare il cellulare, Andrew entra in casa a prendere le valigie, mi trova appoggiata al muro del salotto, soprasotto letteralmente, in una verticale. Testa a terra, piedi in alto. Rimescolo e integro le idee. Ho messo il rossetto. Esclama “wow, verticale con lipistick, what’s happened? Mi rimetto sui piedi, sembro più alta di ieri, gli racconto della mia felicità, osservo la sua espandersi e intensificarsi. Nessuna miniaturizzazione. Una cascata di 979 metri di energia a volo d’angelo.

08. Aderirsco al sedile per sentire l’appoggio con la schiena e godermi il film: “L’Uscita da NY”. Passeggera, in macchina, al sabato mattino, è come transitare sull’autostrada dei fiori tra Finale e Savona nei fine settimana estivi.

- Rilassati, non deviare il tragitto – come sanno gli abitanti della striscia ligure e – porta fiducia. Andrew mantiene il contatto con me fischiettando, mentre guida, dice: “lo sai che Richard, ti farà una controproposta?” io – “si, lo immagino”. Il CEO di Angus & Shield era incuriosito e perplesso del mio arrivo circa due anni prima in quella finanziaria. Una donna italiana di una età molto poco rampante. La mia candidatura partì da Milano.

09. .…La mia candidatura partì da Milano: analista di beni di lusso – moda e design.

Afferro la cloche e mi sollevo da terra, irresistibile guardare i flussi del traffico (mercato) dall’alto col mio elicottero eterico. Poca differenza tra i percorsi urbani soggetti alle regole stradali e quelli neuroeconomici di investimenti finanziari. Dalla risposta reattiva alla consapevolezza, nel mezzo, una miriade di azioni possibili attivano la frenata; l’attesa al bar; la conference call trasferita sulle quattri ruote; l’informarsi sul traffico prima di muoversi; il percorrere una strada diversa, più lunga ma scorrevole; il pronunciare il proprio amore predisposto da tempo.

Nel capoluogo lombardo, un mercoledì, giorno di ricevimento, giunge al galoppo un uomo dai tratti armonici sulla quarantina, imprenditore, amico e testimone di nozze di Richard.

Lo chiamo Adamo.

Trattamento alla testa che de-elettrifica il carico mentale. “Le penseur adamien”  senza sosta e senza fiato, riceve i benefici. Riparte, dopo il letargo, rinfrancato in cerca di miele. Inizia un percorso didattico di auto-calibrazione. Ogni volta reca con sè una domanda e dalla domanda volgiamo verso nuovi respiri.

“Quando desidero una donna, la vedo e so di poterla avere, a questo punto, non so… la possiedo o la amo?”. “Wow” esclamo interiormente, e ad alta voce: “E se ne fossi grato?”. Occhietti in alto scandagliano un significato che traduca cosa è gratitudine. Aggiungo: “Ho capito – prima lezione – sei certo di voler cambiare questa cosa?”. Mi fermo qui.

In seguito potè manifestare gratitudine, quando prese se stesso nelle proprie mani. Era passato in atelier appositamente. Scoprì l’altra mia professione di artigiana di oggetti di carta e calligrafia, un’attitudine emersa dalla necessità e catapulta verso il lontano. “La tua laurea finita miseramente nei cartoni…” proferì qualcuno. Adamo, osservo e toccò ogni oggetto con molta attenzione, una serie di campioni realizzati per i più noti marchi di moda,  un flash inatteso: “Ti voglio presentare Richard, sarà qui la prossima settimana”.

Sull’altro lato della medaglia, la finanza movimenta flussi di denaro intangibile. Riscontro con bilanci di imprese che offrono beni e servizi in grado di appagare e risolvere esigenze della clientela – concretamente – forse.

Ammiro in volo tutte quelle particelle in auto che vanno e vengono per soddisfare propri desideri e bisogni comuni. Atterro al mio posto affianco a Andrew, il “mio” uomo. il traffico dirada. Mi posso appisolare serena.

10. “Ciao, mio amor, quanto ho dormito?”
“Venti minuti”,
“Mi è parsa una settimana!” ; – )
Di fronte al cancello della Casa della Gioia staziona un camion, sta scaricando uno schermo formato sala cinema e delle sedioline in legno. Scendo dalla macchina attratta da queste ultime. Scruto da vicino, leggo su un lato della seduta: “Cinema Impero – Addis Abeba – 1937”. Mi volto verso Andrew, scombussolata: “Schatzy, sei unico negli accostamenti! Schermo Led ultimo grido e sedioline superstiti!”. “I know” dice, “they are still alive, possono trovare un custod felice qui da noi!  io:”si, du custod meglio che un!”.
Apre le mani: “tu medi o hai mediato la compravendita di aziende di ogni origine etica, dovresti comprendere. Non potremmo acquistare  lenti zeta, o pentole kappa, tutte fabbriche coinvolte in eventi bellici. Senza redenzione, non c’è trasformazione”.

Tralascio lo schermo imperiale a cristalli liquidi, e domando: “Dove le hai rinvenute?”, ” Montauk, old market, in quei container dimenticati, si trovano  oggetti inediti. Due settimane fa, con Samuel, siamo andati in cerca di un teodolite per la sua passione e abbiamo trovato le poltroncine”. Una sorpresa.
Attivata intimamente, d’un balzo mi trovo in un bar in San Gottardo a Milano col mio amico Fra. Al bancone, di schiena, identifico il marito di una mia collega, fotoreporter, ha superato le mezza età, quando lo incontro per strada è assorto costante nei suoi pensieri, saluta a malapena, parla poco, indossa un Hanry Lloyd datato. Quando Fra gli si accosta al bancone, noto una risonanza inusitata: il naso gli comincia a sudare e la postura si assimila identica al vicino. Inusitato anche che il naso del reporter stia traspirando. Li presento, dopo oltre tre ore siamo seduti, abbiamo pranzato insieme. Organi di senso dialogano, le mie orecchie ascoltano da Ercolano  ad Addis Abeba. Quante notizie si celano in quei nasi sconosciuti che fiutano ombre simili. Una loquacità a fiume cattura la nostra attenzione come un documentario storico ricco di dettagli di uomini notoriamente più miti di altri: gli italiani, che in quell’Africa hanno risposto con azioni inumane inimmaginabili.  Presente lo scompiglio. “Si, senza redenzione non c’è trasformazione, e l’impunità certamente non aiuta! Che forma prende la pressione compensatoria?”. Mh, sto reagendo, mi domando: “chi sto essendo? stop, non ero presente, cos’altro?”.  Andrew si avvicina e resta quieto con me, quando comincio a canticchiare Umberto Tozzi: “ti a-mo, e chiedo per-dono, ricordi chi-sono; apri la porta a un guerriero di carta igienica…”, sorride e mi afferra al bacino, mi solleva tipo sacco di babbo Natale, pieno di patate e sta per lanciarmi o forse adagiarmi in piscina, quando i ragazzi della consegna hanno ultimato il lavoro e richiamano la sua attenzione. “Fiiuuu, shall we?”.
Indosso un abito di cotone verde con fiori celesti dello stesso tenore della Chevrolet del ’55 bianca e gialla con cui ci dirigiamo al “déjeuner sur l’herbe prolongé pour nous” a casa di Samuel e Clair. Andrew ha un completo di bambù color avana. L’azienda fondata per scherzo per sperimentare tessuti vegetali, sta superando le attese, altri redditi da condividere. Grazie, mio mondo.

Andrew desidera  trascorrere più tempo in quella dimora, davanti all’Oceano,
scintillante in rima a qualsiasi ora.

Una casa di legno restaurata con criteri di bio edilizia composta da vari corpi; cinema/teatro sala montaggio con diversi computer  e un unità di memoria eccellente, un’altra sala ospita una famiglia di strumenti: due batterie, tre chitarre elettriche, un sax, due violini in attesa di Steinway, spinotti, cuffie, aste per microfoni. Un mulino e una casa sugli alberi sono in opera. Otto camere da letto.

Il nostro comune sogno, la residenza per artisti germoglia.

ogni riferimento a cose e persone è puramente casuale

(CAd’A)